Cronaca

"Nessun contatto con la criminalità foggiana", Vergine respinge le accuse

Ha respinto ogni accusa anche Emiliano Vergine, 38enne di Trepuzzi, fra i trentuno arrestati di oggi nel corso dell'"Operazione Babele" dei carabinieri del comando provinciale di Foggia. Secondo la Dda sarebbe il contatto nel Salento del clan di Trinitapoli retto da Giuseppe Gallone

LECCE – Ha respinto ogni accusa Emiliano Vergine, 38enne di Trepuzzi, uno dei trentuno arrestati ieri nell’ambito dell’operazione “Babele”, condotta dai carabinieri del comando provinciale di Foggia, e coordinata dalla Dda di Bari (competente per territorio). Le ordinanze sono avvenute a carico di una presunta organizzazione malavitosa che opera nell’area di Trinitapoli, ma in grado di agganciarsi anche con altre realtà criminali, in particolare del Leccese e della zona di Reggio Calabria. Vergine, assistito dall'avvocato Benedetto Scippa (sostituito in mattinata da un collega), è stato sentito per rogatoria dal gip del Tribunale di Lecce Simona Panzera. L’uomo ha spiegato di non sapere nulla di quanto gli viene contestato e di aver cambiato vita dopo i precedenti guai con la giustizia.

Un nome che risalta e non poco, dunque, quello del 38enne salentino, proprio perché sarebbe stato il punto di raccordo per allacciare affari oltre la propria area di appartenenza e influenza, in particolare verso il nord del Salento, dove resistono alcune forti sacche di resistenza della Scu, nonostante i colpi inflitti negli anni (e anche di recente) dalle forze dell’ordine.

L’inchiesta ha dunque svelato i nuovi assetti nella zona di Trinitapoli, dove marcata è la contrapposizione tra i due gruppi imperanti in zona, i Gallone-Carbone e i Miccoli-De Rosa, ma anche tracciato nuove piste ancora tutte da sondare fino in fondo. In manette sono finiti sia i principali esponenti dei due clan, sia Pasquale Moretti, 37enne, ritenuto a capo dell’omonimo gruppo di Foggia.

Quest’ultimo avrebbe intessuto rapporti con la famiglia retta da Giuseppe Gallone, 38enne, per i traffici di droga e delle banconote false. Gallone stesso, a quanto pare, avrebbe continuato a tenere le redini del clan, nonostante la detenzione nel carcere di Taranto, impartendo gli ordini ai congiunti più stretti.

In tutto questo, l’operatività del gruppo criminale di Trinitapoli sarebbe stato garantito anche dai contatti con realtà più lontane, cioè – come detto - nella provincia di Lecce e in quella di Reggio Calabria. Un fenomeno, quello del riassetto di alleanze, che gli investigatori tengono d’occhio con molta attenzione da diverso tempo, in tutta la Puglia.

C’è da considerare, e non è un aspetto marginale, la circostanza che il nome di Vergine compaia fra quelli dei settantanove indagati nella recente operazione “Vortice-Dejà Vu” dei carabinieri salentini che nei mesi scorsi hanno dato un taglio netto ai gruppi della Scu imperanti nel nord della provincia di Lecce, cioè fra Squinzano, Trepuzzi e Campi Salentina. E tutto questo sembra iniziare a tingere un quadro in cui le varie organizzazioni allargano i loro orizzonti e stringono nuovi patti che vanno oltre i confini provinciali e, a volte, anche regionali. 

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