Mercoledì, 16 Giugno 2021
Cronaca

Nessun episodio di stalking e millantato credito, assolto Giovanni Rascazzo

Cadono le accuse di stalking e millantato credito nei confronti di Giovanni Rascazzo, pensionato 75enne con un passato politico nella Democrazia Cristiana, nei confronti di un architetto di Cellino San Marco. Il gup del Tribunale di Brindisi lo ha assolto con formula piena

BRINDISI – Non c’è stato alcun episodio di stalking e millantato credito da parte di Giovanni Rascazzo, pensionato 75enne con un passato politico nella Democrazia Cristiana, nei confronti di un architetto di Cellino San Marco. A dare avvio all’inchiesta giudiziaria è stata la denuncia della donna. Il gup del Tribunale di Brindisi, Stefania De Angelis, ha assolto con formula piena, “perché il fatto non sussiste”, l’imputato (assistito dall’avvocato Carlo Carrieri) ritenendo le accuse infondate. Rascazzo è dunque estraneo ai fatti contestati.

Si chiude così il primo capitolo di una vicenda giudiziaria complessa. A fine settembre, infatti, è fissata dinanzi al gup Antonia Martalò l’udienza preliminare sulle presunte pressioni sulla donna, come detto un architetto della provincia di Brindisi, per intrecciare una relazione, ricevendo in cambio l’attribuzione, da parte del Comune di Squinzano, l’incarico per la riqualificazione e l’arredo urbano del lungomare nord di Casalabate. Un piano che sarebbe svanito per il rifiuto della donna e vista l’inesistenza della determina dirigenziale.

Un’insolita e complessa vicenda in cui, la Procura di Lecce (dell’inchiesta è titolare il sostituto procuratore Paola Guglielmi) ha chiesto il rinvio a giudizio dell'ingegnere Michele Zaccaria, responsabile del settore Urbanistica e Lavori pubblici del Comune di Squinzano, e di Rascazzo,. I due, entrambi di San Pietro Vernotico, sono accusati di tentata concussione e falso. La presunta vittima si è costituita parte civile con l’avvocato Massimo Zecca.

Zaccaria, secondo l'ipotesi accusatoria avrebbe promesso due incarichi alla professionista brindisina, comunicandole poi via mail “l’avvio del procedimento di revoca in autotutela della determina”, invitandola a rivolgersi direttamente a Rascazzo, che “più volte aveva manifestato anche a terzi la volontà di riprendere la relazione con la donna”, poiché era l’unico a poter risolvere la questione.

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