Nessun prestito usuraio all'ex avvocato, gli indagati si difendono e accusano

Nessun prestito usuraio. Respingono le accuse Alfio Negro e Giuseppe Ramundo, entrambi di Ruffano, di 72 e 51 anni, accusati di usura aggravata nell'inchiesta nata dalla denuncia presentata l'ex avvocato Alfredo Cardigliano (già radiato dall'albo), accusato di truffa e infedele patrocinio. Inchiesta in cui è scaturito un sequestro preventivo

LECCE – Nessun prestito usuraio. Respingono le accuse Alfio Negro e Giuseppe Ramundo, entrambi di Ruffano, di 72 e 51 anni, accusati di usura aggravata nell’inchiesta nata dalla denuncia presentata l’ex avvocato Alfredo Cardigliano (già radiato dall’albo), accusato di truffa e infedele patrocinio. Inchiesta in cui è scaturito un sequestro preventivo per centinaia di migliaia di euro eseguito su disposizione del gip Alcide Maritati. Secondo quanto denunciato vittime dei due indagati sarebbero stati proprio Cardigliano e sua moglie che avrebbero contratto, in un arco temporale di circa vent’anni, un prestito di oltre 400mila euro.

I due indagati, assistiti dall’avvocato Marco Costantino evidenziano come non ci sia stato alcun prestito con tassi usurai o alcuna speculazione economica. Negro, infatti, si sarebbe limitato a pestare alcune somme di denaro al suo ex avvocato, che avrebbe poi avanzato continue richieste di denaro. L’appartamento a Ruffano al centro del sequestro sarebbe stato venduto per colmare parte dei debiti, e per lo stesso immobile la coppia avrebbe comunque ricevuto una consistente somma. Riguardo al contratto preliminare di vendita di un palazzo gentilizio, sempre a Ruffano, lo stesso Negro sarebbe stato vittima di una presunta truffa per cui ha già presentato denuncia. L’immobile, secondo l’indagato, non può essere ceduto. Le etsi difensive saranno raccolte in un corposo memoriale che, con la relativa documentazione, sarà depositato nelle prossime ore.

Giuseppe Ramundo, invece, si dice completamente estraneo alla vicenda.

Le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto della Repubblica di Lecce Antonio De Donno e condotte dagli agenti di polizia e dagli uomini della guardia di finanza, sono partite nel 2013 quando, travolto dall’inchiesta in cui è accusato di aver truffato alcuni suoi ex clienti, Cardigliano ha raccontato agli inquirenti le proprie disavventure. Anni di debiti e tassi d’interessi cresciuti, a suo dire, esponenzialmente, che l’ex avvocato ha ricostruito in lunghe e dettagliate deposizioni agli investigatori e attraverso corposa documentazione contabile. Una sorta di doppio binario di vittima e carnefice attraverso cui la vita del professionista e della sua famiglia si è lentamente sgretolata. 

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Saranno le indagini a svelare i contorni di questa delicata e complessa vicenda. Il 18 luglio, intanto, il gup si esprimerà sull’eventuale rinvio a giudizio o sulle richieste di riti alternativi per Cardigliano, assistito dagli avvocati Luigi Corvaglia e Pantaleo Cannoletta. Nel corso dell’udienza di sono costituiti come parte civile ben ventitré ex clienti dell’avvocato, i quali sarebbero stati truffati da quello che era il loro legale, poi radiato dall’albo. Lo stesso Ordine degli avvocati, ritenutosi danneggiato dalla condotta dell’ex collega, si è costituito parte civile con l’avvocato Donato Mellone.

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