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Xylella, l’autorità alimentare europea raccomanda altre ricerche sul disseccamento dell'ulivo

C'era molta attesa per il parere degli esperti di Efsa. Al momento, hanno detto, non si può affermare che siano i funghi e non la Xylella a determinare il disseccamento. Peacelink invita governo e Ue ad accelerare gli studi in laboratori e sul campo

LECCE – L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) non ha sciolto alcun dubbio sull’emergenza del Complesso del disseccamento rapido dell’ulivo. Gli esperti dell’Unione Europea  hanno invece raccomandato ulteriori ricerche che possano “fornire indicazioni su come gestire in modo sostenibile un problema così complesso, attraverso l'attuazione di esperimenti ripetuti e ben studiati”.

Secondo l’autorità alimentare “non c’è alcuna evidenza scientifica” che siano alcuni funghi, piuttosto che il batterio della Xylella, a determinare il disseccamento negli alberi di ulivo”. Ancora la letteratura scientifica in materia non dimostra affatto che i trattamenti delle malattie fungine riducano la diffusione e le conseguenze della Xylella, “benché una corretta gestione del campo sia generalmente benefica per la salute delle piante”.

C’era molta attesa per l’analisi di Efsa, che è stata resa nota oggi: tra pochi giorni, infatti, l’efficacia delle misure intanto messe in campo con il piano operativo affidato al commissario Giuseppe Silletti sarà giudicata da Bruxelles dove si sta prendendo coscienza che quello della Xylella, dopo la segnalazione proveniente dalla Francia, è oramai un affare di tutta l’Europa. Un’attesa in parte ingiustificata, comunque, perché gli stessi esperti hanno ricordato che a loro spetta la valutazione del rischio ma non la definizione di quali siano le misure di intervento che invece è prerogativa delle autorità politiche continentali e nazionali.

(Leggi il parere-Efsa)

Dopo aver letto il parere di Efsa, l’associazione Peacelink ha invitato il “governo italiano e la Commissione europea ad accelerare e moltiplicare gli studi sia in laboratorio che in campo, secondo un approccio pluralistico che incoraggi e finanzi istituti diversi affinché proseguano e affinino le ricerche, sottopondendole al più presto alla ‘peer review’ della comunità scientifica. Tali ricerche dovrebbero anche verificare i risultati positivi ottenuti dagli agricoltori salentini, ripetendo sotto rigorosa osservazione scientifica, e possibilmente corroborando e sistematizzando, i metodi di cura utilizzati in alternativa all'estirpazione degli alberi infetti e ai piani ormai inattuabili di eradicazione totale del batterio”.

“Prima di prendere decisioni che avrebbero conseguenze irreversibili sull’ecosistema della Regione Puglia – conclude Peacelink -, è fondamentale acquisire una conoscenza più vasta ed approfondita del ruolo svolto dai diversi agenti infestanti, per minimizzarne i danni e per contenerne la diffusione”.

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