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Una delle aree sequestrate durante le indagini.

Una delle aree sequestrate durante le indagini.

Nessuna condanna nel processo dopo l'inchiesta sui lavori a Parco Torcito

Falso, abuso edilizio e deturpamento di bellezze naturali fra i reati contestati nell'ambito della riqualificazione

LECCE – Nessuna condanna nel processo in primo grado nato dopo un esposto di associazioni ambientaliste che verteva su presunti abusi nella riqualificazione di Parco Torcito. Alla sbarra, davanti al giudice Annalisa De Benedictis, erano finiti Sergio Donadonibus e Giuseppe Botta (liquidatore e direttore dei lavori della società “Intini Source”, che si è aggiudicata la gestione del parco per 18 anni), Angelo Rocco Dongiovanni, progettista dei lavori e Rocco Merico, all’epoca dirigente del Servizio edilizia e patrimonio della Provincia di Lecce. Le accuse ipotizzate nei loro confronti, a vario titolo, erano di abuso edilizio e deturpamento delle bellezze naturali, e falso.

Merico è stato assolto perché il fatto non sussiste e per non aver commesso il fatto per cinque capi di imputazione su sei; non luogo a procedere per intervenuta prescrizione del reato contravvenzionale. Stesso verdetto anche per gli altri imputati, difesi dagli avvocati Federico Massa, Viola Messa e Stefano Chiriatti.

La vicenda risale al 2012 e riguarda la procedura di valorizzazione delle potenzialità turistiche della Masseria Torcito (in agro di Cannole), di proprietà della Provincia di Lecce, nell’ambito della quale, secondo l’accusa, sostenuta dal procuratore aggiunto Ennio Cillo, gli imputati si sarebbero resi responsabili di molteplici reati. Di diverso avviso, invece, il Tribunale (si è ora in attesa delle motivazioni).

In seguito a questo verdetto, potrebbe sbloccarsi il programma di recupero funzionale della struttura. L’intervento programmato, che aveva ottenuto un finanziamento di 5 milioni di euro, era volto al recupero di una testimonianza storico-culturale salentina, con apertura al pubblico. Il progetto prevedeva, infatti, un centro polifunzionale con spazi museali per didattica e conferenze, una biblioteca multimediale e un centro studi, oltre, all’esterno, di percorsi pedonali, ciclabili ed equestri in un parco di 200 ettari.

Le indagini erano state condotte dai forestali e del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Lecce, sotto coordinamento del procuratore aggiunto Cillo, che aveva chiesto un anno e sei mesi per Donadonibus, nove mesi per Botta, un anno e due mesi per Dongiovanni e due anni e mezzo per Merico. Dopo l’esposto erano seguito due sequestri dell’area, il primo su quella sbancata, e poi spianata, di circa 2mila metri quadri, realizzata attraverso la distruzione della roccia affiorante e l’estirpazione di vegetazione, il secondo su un’altra parte dell’area interessata dai lavori.

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