Nessuna tentata estorsione per un debito di droga, assolti in tre con formula piena

Assoluzione piena, per non aver commesso il fatto, per Torquato Epifani, 34 anni; sua moglie Donata Magnolo e Maurizio Blandini, 43enne, accusati di tentata estorsione e spaccio di stupefacenti (quest'ultima ipotesi solo a carico di Epifani). I giudici hanno accolto in piena la tesi del collegio difensivo

LECCE – Assoluzione piena, per non aver commesso il fatto, per Torquato Epifani, 34 anni; sua moglie Donata Magnolo e Maurizio Blandini, 43enne, accusati di tentata estorsione e spaccio di stupefacenti (quest’ultima ipotesi solo a carico di Epifani). I giudici della prima sezione hanno accolto in piena la tesi del collegio difensivo, rappresentato dagli avvocati Giuseppe Bonsegna, Raffaele Di Staso, Stefano Stefanelli e Francesco Fasano. L’accusa aveva chiesto una condanna a 9 anni per Epifani, 6 anni e quattro mesi per la Magnolo e 5 anni  mezzo per Blandini. I giudici hanno disposto anche l’invio degli atti alla Procura per uno dei carabinieri sentiti nel corso del processo, ipotizzando il reato di falso ideologico.

Vittima della presunta tentata estorsione un operaio 50enne di Seclì che, dopo aver perso il lavoro, ha imboccato il tunnel della droga. In pochi mesi l’uomo avrebbe dilapidato una fortuna, circa 40mila euro, per l’acquisto di cocaina. Una volta finiti i soldi, avrebbe comunque continuato a comprare la preziosa polvere bianca, accumulando un debito di 5mila euro con il suo fornitore. Per il 50enne sarebbe iniziato un incubo fatto di minacce e terrore, terminato con l’operazione condotta dai carabinieri della compagnia Gallipoli. In manette, a conclusione di un'indagine iniziata nell'estate 2011, finirono Epifani e Blandini.

L’avvocato Bonsegna, in particolare, ha confutato le accuse del testimone, evidenziando discrasie e discordanze nelle sue dichiarazioni. Inoltre è merso come, nel corso dell’attività investigativa, non fossero emersi episodi di spaccio a carico di Epifani che attraverso la compagna aveva intrapreso una nuova vita.

A dare avvio alle indagini fu la denuncia presentata da un 50enne, nell'agosto 2011, presso la stazione di carabinieri di Aradeo. Nella denuncia l'uomo aveva descritto la situazione di estrema paura con cui conviveva da alcuni mesi, culminata con l'incendio della sua autovettura, e rivelato i motivi di tale stato di tensione: le continue minacce che subiva perché non aveva saldato un debito contratto per l'acquisto di droga.  I carabinieri di Nardò e Aradeo diedero via all’inchiesta. La presunta vittima raccontò di aver dilapidato la somma di circa 40mila euro, dei quali 30mila ricevuti a titolo di mutuo bancario per ristrutturare la propria abitazione. Terminate le risorse economiche, l'uomo avrebbe continuato a comprare la droga, indebitandosi per circa 5mila euro.

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Per ottenere il pagamento della cocaina, Epifani lo avrebbe minacciato passando ad atti più concreti con l'aiuto di Blandini. Dopo aver inviato, con un pretesto, il 46enne presso la sua officina per realizzazione di infissi, i due lo avrebbero aggredito. In particolare, Blandini lo avrebbe bloccato con la forza impedendogli di muoversi, ed Epifani lo avrebbe colpito in più parti del corpo con una sbarra di alluminio, puntandogli contro un fucile a canne mozze. Intanto Blandini, con un coltello a serramanico poggiato sulla gamba, gli avrebbe intimato il silenzio su quanto accaduto, minacciando che altrimenti gli avrebbero tagliato l'arteria della gamba e sparato. Accuse che non hanno trovato riscontro e conferma in sede dibattimentale. Da qui l’assoluzione per i tre imputati. 

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