Cronaca

Nessuno sconto di pena: confermato ergastolo per Monaco

"Gianni Coda" aveva invocato, tramite il proprio avvocato, l'attenuante della provocazione, per l'omicidio di Antonio Giannone, delo 2009. Ma i giudici della Corte d'appello sono stati inflessibili

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LECCE - Confermata la condanna all'ergastolo per Giampaolo Monaco, alias "Gianni Coda", già "grilletto" della Scu, evaso ai primi di aprile del 2009 da un appartamento di Torino, dov'era segretamente recluso ai domiciliari, poiché collaboratore di giustizia, per assassinare Antonio Giannone. Si trattò di una vendetta, come già emerso durante la sentenza di primo grado, perché Giannone, un giovane di per sé seguito da tempo dalle forze dell'ordine, giacché sospettato di spaccio, aveva in precedenza pestato il fratello di "Gianni Coda", Mirko Monaco.

Nessuno sconto di pena, dunque. Così si sono espressi, oggi, i giudici della Corte d'assise d'appello di Lecce (presidente Rodolfo Boselli, a latere Domenico Cucchiara), nei confronti dell'omicida. Il procuratore generale era Claudio Oliva. Il suo difensore, l'avvocato Sergio Luceri, ha cercato di alleggerire la posizione, invocando l'attenuante della provocazione. Ma i giudici sono stati ancora una volta inflessibili. Per loro, semmai possa esservi stata qualche forma di provocazione, essa sarebbe comunque superata dalle aggravanti della premeditazione e del fatto che l'assassinio si avvenuto in un periodo di latitanza.

La difesa di Monaco ha sempre sostenuto che la famiglia di Monaco sarebbe stata oggetto di varie intimidazioni, fin da quando, nel 2004, "Gianni Coda", da affiliato al clan Cerfeda (alle spalle, una lunga scia di omicidi, riusciti e tentati), non iniziò a collaborare con la giustizia. Il pestaggio subito da Mirko Monaco sarebbe dunque stato solo l'ultimo episodio in ordine di tempo, quello che ha scatenato l'ira del fratello, tanto da spingerlo a lasciare di nascosto Torino, procurandosi una pistola e raggiungere Lecce. Sarebbe stato un suo conoscente, Franco Ventura, 40enne di Cassano d'Adda, in provincia di Milano, ad aiutarlo da questo punto di vista; l'uomo è al momento indagato.


La sera del 6 aprile 2009, intorno alle 22,30, Giampaolo Monaco si recò quindi al civico 14 di via Terni. Al sesto piano di quella palazzina abitava una ragazza, Carmelina Salierno, ed insieme a lei c'era Giannone, il suo compagno. Non appena il giovane, 25enne, aprì la porta di casa, fu raggiunto alla tempia da due colpi di pistola. Monaco restò poi latitante ancora qualche giorno, fino a quando non fu individuato su un treno e bloccato a Bologna dalla squadra mobile. Voleva raggiungere il Nord Europa, dopo aver fallito, per sua stessa ammissione, nuovi agguati nei confronti di altre persone che, a suo dire, avrebbero a loro volto infastidito la sua famiglia. Fallito, perché in quei giorni Lecce era presidiata da polizia e carabinieri, in un'imponente caccia all'uomo che gli impedì di muoversi agevolmente.

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