Cronaca

"Network", processo d'appello al via. In primo grado condanne per due secoli

L'operazione nata dall’unione di due filoni di indagine condotte dai carabinieri del Ros e dalla Squadra mobile di Lecce

LECCE – Al via oggi, nell’aula bunker del carcere di Borgo San Nicola, il processo d’appello legato all’operazione “Network”, nata dall’unione di due filoni di indagine condotte dai carabinieri del Ros e dalla Squadra mobile della questura leccese. Denominata “Alta marea” la prima, condotta dal mese di agosto del 2012, fino  a maggio 2013, e “Terra d’Acaia”, da aprile 2010 al mese di settembre del 2011, la seconda, le due attività sono confluite in un’unica operazione. Una “rete” che non si riferisce esclusivamente alla collaborazione fra forze dell’ordine, bensì a quella sorta di holding criminale creata dagli indagati, appartenenti in alcuni casi a vari gruppi mafiosi della frangia leccese della Sacra corona unita.

A novembre del 2015 furono oltre inflitti in abbreviato oltre due secoli di carcere per gli imputati. Tra le figure chiave dell’inchiesta, i vari Leo, Nisi, Briganti e De Matteis. L’indagine è una sorta di continuum con le precedenti attività, anche recenti, che hanno infiacchito i gruppi criminali dediti all’estorsione dei titolari di stabilimenti balneari nel basso Ionio. Soltanto lo scorso 18 febbraio, infatti, nel blitz denominato “Tam tam”, furono fermati in 15. Le indagini, in quell’occasione, portarono alla luce di un sodalizio che dalla zona di Ugento, muoveva verso il clan “Vernel” dei fratelli Leo di Vernole.

Il gruppo è accusato, a vario titolo, di associazione mafiosa”, associazione finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti, spaccio di  droga, calunnia, favoreggiamento personale, rapina, estorsione, ricettazione, danneggiamento seguito da incendio, illecita concorrenza con minaccia e violenza, porto e detenzione illegale di armi, tutti aggravati dalle modalità e finalità mafiose.

I principali locali sul litorale tra Torre Specchia e San Foca – tra cui i lidi “Caciulara”, “Punta Arenas”, “San Basilio”, “Mediterraneo” e “Kale Cora”, erano tenuti a versare il pagamento del 25 per cento sui ricavi, oltre a concedere l’esclusiva sulla gestione dei parcheggi delle zone circostanti. E non è tutto. Attività di guardiania e servizi di vigilanza non erano lasciati al libero arbitrio, ma imposti. Una zona, quella, balzata agli onori delle cronache anche per una serie di incendi di natura dolosa, che si verificarono sia nella stagione estiva del 2012, sia in quella dell'anno scorso, ai danni di autovetture e locali.

Tra i difensori gli avvocati Ladislao Massari, Antonio Savoia, Benedetto Scippa, Annalisa Prete, Gabriella Mastrolia, Giuseppe Milli, Giancarlo Dei Lazzaretti, Pantaleo Cannoletta, Elvia Belmonte, Francesca Conte, Luigi e Roberto Rella.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

"Network", processo d'appello al via. In primo grado condanne per due secoli

LeccePrima è in caricamento