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I carabinieri in ospedale a Tricase (Foto di repertorio)

I carabinieri in ospedale a Tricase (Foto di repertorio)

Non era sua la droga trovata in un casolare: assolto un 24enne

Al centro di un’inchiesta su presunte minacce, Luigi Nicolì finì ai domiciliari con un’altra accusa: detenzione di quasi due etti di marijuana. Ma per il giudice “non ha commesso il fatto”

LECCE  - Indagato per minaccia aggravata perché, secondo le indagini, inseguì in scooter, con una scacciacani un infermiere di Tricase, fu arrestato per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Sì, perché gli furono attribuiti quasi due etti di marijuana trovati in un casolare di Corsano, proprio durante le perquisizioni svolte dai carabinieri nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte minacce. Ma se questa storia ancora non ha avuto un epilogo, oggi per Luigi Nicolì, 24 anni, di Tricase, si è chiusa quella relativa alla droga.

“Assolto per non aver commesso il fatto”, si è pronunciato così il gup (giudice per l’udienza preliminare) Antonia Martalò nel processo col rito abbreviato che lo vedeva imputato, accogliendo così la tesi difensiva dell’avvocato Mario Ciardo e Nicola De Lecce. Rischiava due anni di reclusione Nicolì, tanti ne aveva invocati il pubblico ministero Carmen Ruggiero.  Il giovane ha sempre negato ogni addebito, spiegando di non avere alcun problema di natura economica ed esibendo anche un certificato dell'azienda per cui lavorava, dove era riportato il compenso mensile.

Arrestato la mattina del 9 agosto di un anno fa, dopo due giorni di domiciliari, il gip (giudice per le indagini preliminari) Stefano Sernia gli concesse la libertà proprio per l’assenza di gravi indizi di colpevolezza.

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