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In località Belvedere

Non furono interventi abusivi, ma effetti dell’erosione costiera: assolti in due

L'amministratore unico dello stabilimento “Hookipa” e un altro uomo di Porto Cesareo erano accusati di aver distrutto la vegetazione in area sottoposta a vincolo. Emessa la sentenza: “Il fatto non sussiste”

PORTO CESAREO – Assolti perché il fatto non sussiste. La giudice Bianca Maria Todaro della Seconda sezione penale del Tribunale di Lecce ha emesso la sentenza con motivazione contestuale nei confronti di Giuseppe Durante, amministratore unico della società “Hookipa”, proprietaria di una particella, e Gaetano Orlando, titolare di un’altra particella, entrambi residenti a Porto Cesareo.

Erano stati accusati nel 2020 di aver progressivamente spianato e sbancato, in concorso, il cordone delle dune con estirpazione della vegetazione esistente. Nei loro confronti il giudice per le indagini preliminari, Alessandra Sermarini, aveva disposto nel settembre del 2022 la condanna ad una ammenda (3.500 euro ciascuno), ma il relativo decreto era stato impugnato.

Nei confronti dei due era stato quindi disposto il giudizio immediato con decreto del maggio dello scorso anno, poi rinviato per due volte per un problema di notifica a uno dei due imputati. Il marzo si è tenuta la prima udienza, il 4 giugno l’ultima.

Le testimonianze emerse nel corso del dibattimento hanno portato alla convinzione che la responsabilità della modifica dell’assetto della vegetazione e più in generale dei luoghi fosse da attribuire all’erosione costiera, fenomeno particolarmente avvertito tra le località cesarine di Torre Chianca e Torre Lapillo. Questo orientamento converge, dice la sentenza, con i rilievi fotografici e ortofotografici depositati in atti.

Inoltre, essendo le attività di sbancamento riferite in particolare al periodo tra il 2015 e il 2017, quantomeno il reato paesaggistico, se pure fosse stato accertato, sarebbe stato prescritto già dal 2020-2021. Per la giudice, insomma, non è stata provata oltre ogni ragionevole dubbio la responsabilità penale di Durante e Orlando, difesi in giudizio rispettivamente da Alessandro De Matteis e da Antonio Quinto.

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