Lunedì, 20 Settembre 2021
Cronaca

"Non l'ho ucciso io, è stata mia madre". Colpo di scena nell'omicidio Romano

Le parole di Gianluca Caputo, pronunciate questa mattina dinanzi ai giudici della Corte d'Assise di Lecce, sembrano tracciare una nuova svolta nel processo per la morte di Giorgio Romano, risalente al 21 aprile 2009

LECCE – “Non sono stata io a ucciderlo, è stata mia madre. L’ha colpito alla testa con una scarpa”. Le parole di Gianluca Caputo, pronunciate questa mattina dinanzi ai giudici della Corte d’Assise di Lecce, sembrano tracciare una nuova svolta nel processo per la morte di Giorgio Romano, 66enne di Matino, deceduto il 21 aprile del 2009 nell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce, dove si trovava ricoverato da circa un mese in prognosi riservata. Caputo, 22 anni, è accusato di omicidio preterintenzionale per aver causato la morte del 66enne colpendolo con un pugno al culmine di una banale lite scoppiata per le vie del centro di Matino la sera del 20 marzo 2009.

Tra il giovane e la vittima, secondo la ricostruzione operata dagli inquirenti, sarebbero volati degli insulti. “Sei un bastardo”, avrebbe detto il 66enne all’imputato, che lo avrebbe colpito facendo cadere rovinosamente al suolo. Romano cascando avrebbe battuto la testa sul marciapiede. L'uomo, in un primo momento, si sarebbe rialzato senza accusare particolari postumi. Solo qualche vertigine, ma nulla più. I problemi fisici affiorarono il giorno dopo. Un forte dolore alla testa, conati di vomito, i sintomi che determinarono il ricovero prima presso l'ospedale di Casarano, poi, per l'aggravarsi delle condizioni al “Fazzi”, dove morì.

Oggi, a distanza di tempo, dopo aver affrontato una lunga terapia che lentamente lo ha aiutato a superare alcuni disturbi e a cancellare un infanzia difficile vissuta in un contesto familiare molto disagiato, il 22enne ha trovato la forza di parlare e raccontare, in alcune dichiarazioni spontanee, la sua verità. Parole accusatori enei confronti della madre, che hanno portato il presidente della Corte d’Assise Roberto Tanisi a riaprire l’istruttoria dibattimentale per verificare le dichiarazioni dell’imputato. L’udienza è stata aggiornata al 12 aprile prossimo, per l’interrogatorio di quattro testimoni. Si tratta di un'assistente sociale della comunità in cui il ragazzo è accolto da oltre un anno e di tre altre persone cui avrebbe raccontato come si sono svolti i tragici fatti di quella sera di primavera.

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