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Cronaca Ugento

Non solo coca. Tra gli affari del sodalizio, anche una piantagione di marijuana

La serra attivata in località “Madonna del Casale”, a Ugento, fu sequestrata dai carabinieri il 21 maggio del 2019. A svolgere l’attività di vigilanza armata e a prendersi cura delle piante, sarebbero stati Radames Trianni e Pasquale Preite

UGENTO - Non gestiva solo la cocaina. Il sodalizio criminale smantellato ieri con tredici arresti, nell’ambito dell’inchiesta condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce che conta venticinque indagati, gestiva anche la marijuana, coltivando piante in aperta campagna nei pressi della località “Madonna del Casale “di Ugento. Il progetto di avviare la coltivazione emergeva già nel corso di una conversazione intercettata l’11 maggio del 2019 nella quale Radames Trianni metteva in guardia i suoi amici Cosimo Luigi Catino e Luigi Molle, dall’attività di controllo dei carabinieri forestali e gli altri due precisavano che al momento avevano solo una pianta mentre Preite ne aveva trecento. Catino: “Allora che piantiamo?”. Trianni: “Marijuana, compa, a manetta”.

In seguito, sarebbe stato lo stesso Preite a coinvolgere Trianni nella coltivazione delle piante, svolgendo sia attività di vigilanza armata che quella di cura delle piante, in cambio di mille euro, con il contributo della sorella Miriam e di Annalisa Molle che insieme andarono ad acquistare i semi da piantare.

Il 20 maggio 2019 veniva captata una conversazione tra Trianni e Preite dalla quale emergeva che un pastore aveva rubato alcune piante. Preite mostrava la sua irritazione e propositi di vendetta e predisponeva una vigilanza armata. Nel corso della stessa conversazione, sarebbe arrivata per gli inquirenti la certezza che in loco vi fossero piante, perché Trianni, appreso dalla stampa di un sequestro di piante, aveva pensato fossero le sue: “Quando hanno sequestrato tutte quelle piante alla contrada Capaseddhre… quando uscì l’articolo sul giornale dei carabinieri di Ugento… adesso mi stavo domandando, ma li era roba tua? (…) un macello di piante Pasquale, hanno messo le foto”. Preite: “Sono le prime che sto facendo…”

Ma non finisce qui. I due avrebbero organizzato un servizio di vigilanza armata sia di giorno che di notte con turni ben precisi proprio per sventare altri furti. La captazione delle immagini per via telematica avrebbe consentito di accertare che Preite consegnò a Trianni una pistola per svolgere l’attività di controllo presso il campo.

Preite avrebbe spiegato all’interlocutore quale sarebbe stata la sua reazione contro l’eventuale ladro colto sul fatto: avrebbe fatto la stessa fine di un tizio che seppellì vivo sotto le pietre, dopo averlo pestato; fu salvato dal cugino, ma qualche mese dopo si suicidò.

Per controllare l’eventuale arrivo forze dell’ordine, avrebbero utilizzato un binocolo.

Preite: Questa sera mi vado a comprare quello nuovo di binocolo. Trianni: "E’ buono anche questo". Preite: “Noo non vedi nulla, io devo vedere anche la punta dell’ago li sotto… a 20 chilometri 30 vedevo compa’ le navi no che camminavano le vedevo, vedevo le persone che camminavano da sole, quanto cazzo costa costa se non mi compro quello di due/trecento euro mi compro gli infrarossi anche di notte”.

A riscontro di quanto emerso dalle intercettazioni, il giorno seguente, i carabinieri effettuarono un sopralluogo in località “Madonna del Casale”, individuando 179 piante di marijuana, in vasi di plastica di colore nero, ben curate, annaffiate e concimate, disposte su diverse file a ridosso di un muro a secco, dell’altezza tra i 15 e i 35 centimetri. Nelle vicinanze, il personale dell’Arma, trovò anche due sedie sdraio, due innaffiatori , due bottiglie in plastica semivuote, una bottiglia di birra vuota, due sacchi di terriccio universale, un sacco di concime e altro materiale ritenuto utile a svolgere l’attività di coltivazione.

Tutto finì sotto sequestro e stando agli accertamenti emerse che il terreno appartenesse a una coppia che dal 2015 per ragioni lavorative viveva per alcuni periodi in Francia. La proprietaria riferì ai militari che nel mese di settembre si era recata nel terreno con la sua famiglia, ma dopo aver notato la presenza di bidoni pieni di acqua e del terriccio nero sparso sul terreno, spaventata, scappò via.

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