Non solo lavoro nero: datore sarà processato con l'accusa di estorsione

Il controllo degli ispettori della Direzione territoriale del lavoro e degli agenti di polizia del commissariato di Taurisano fu compiuto a Specchia, presso un'azienda di abbigliamento per verificare se fossero impiegati dipendenti in nero. Ma dietro ci sarebbero stato anche dell'altro

Nel commissariato di Taurisano il giorno dei controlli.

SPECCHIA – Il datore di lavoro di un’azienda d’abbigliamento con sede a Specchia, dovrà difendersi dalle accuse di estorsione aggravata, in un caso scoperchiato nel settembre del 2012, quando fecero irruzione nello stabilimento gli ispettori della Direzione territoriale del lavoro e gli agenti di polizia del commissariato di Taurisano.

Il controllo degli ispettori, coordinati dall’allora dirigente Virginio Villanova, e degli agenti, guidati dal vicequestore aggiunto Salvatore Federico, fu compiuto per verificare se, come sospettato, fossero impiegati dipendenti in nero. E così risultò, perché furono scovate dodici dipendenti senza contratto su una quarantina. Ma la vicenda è andata avanti anche sotto il profilo penale, perché nei confronti del datore di lavoro il pm Massimiliano Carducci ha anche contestato il fatto di aver sottoposto le dipendenti a pressioni: il licenziamento come ritorsione sempre dietro l’angolo per chi non si fosse adeguato a ridimensionamenti continui dello stipendio.   

L’attività aveva anche subito una sospensione. Perché ciò avvenga, occorre che il 20 per cento di operai impiegati non abbia un regolare contratto di lavoro. L’impresa di abbigliamento di Specchia avrebbe superato abbondantemente il limite imposto dalla legge.

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Ispettori e poliziotti si presentarono presso l’azienda dopo avere atteso l’ingresso dei lavoratori. Alcuni di loro cercarono anche di darsi alla fuga dal retro dei locali aziendali, per essere però subito bloccati e identificati. Furono presidiate tute le vie d’uscita. Da lì nacquero pesanti sanzioni, fra cui la maxi-sanzione prevista in caso di lavoro nero (va da 3mila a 12mila euro per ciascun lavoratore), maggiorata di 150 euro, per ogni giornata di effettiva occupazione irregolare. Ora che è arrivato il rinvio a giudizio, però, soltanto sette lavoratrici si sono costituite parte civile. A gennaio l'udienza in cui saranno ascoltate

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