Lunedì, 14 Giugno 2021
Cronaca

“Non vogliamo le briciole ma i diritti”, studenti pugliesi in rivolta

Cortei in 14 città organizzati dal sindacato Uds contro "lo sfruttamento" nell'alternanza scuola-lavoro e per denunciare i disagi quotidiani: trasporti, edilizia, caro libri e tasse universitarie

LECCE – Tempo un anno, e gli studenti sono tornati in piazza contro la riforma della scuola del governo Renzi. I primi effetti cominciano a farsi sentire così i ragazzi, messi alla prova, hanno di nuovo bocciato la legge de “La buona scuola” e il programma di alternanza tra le ore di didattica e gli stage (a titolo gratuito) attivati presso le aziende per completare la formazione degli studenti.

Sono 14 le città pugliesi che hanno aderito alla mobilitazione nazionale organizzata dall'Unione degli Studenti, compresi tutti i capoluoghi Bari, Barletta, Brindisi, Foggia, Lecce e Taranto. I ragazzi hanno sfilato per le strade e fatto sentire la propria voce in una data, quella del 17 novembre, che non è stata scelta a caso, come ha spiegato il coordinatore gallipolino Uds, Andrea Cortese: "Oggi si celebra la Giornata internazionale dello studente: una giornata storica per l’opposizione ai regimi totalitari e all'anti-democrazia che, seppur mascherata, regna ormai sovrana nella nostra bella Italia”.

Tanti i temi affrontanti nel corso della mattinata: si va dalla denuncia della trasformazione della scuola in azienda fino ai disagi ordinari dovuti all'inefficienza del sistema di trasporto pubblico (gli orari delle corse non sono allineati a quelli scolastici e gli imprevisti all’ordine del giorno); dall’edilizia scolastica fino alla presa di posizione sul referendum costituzionale.

L’agibilità e la sicurezza di luoghi rimangono i nodi cruciali della protesta. A Gallipoli, per citare uno dei tanti comuni interessati dalla mobilitazione (l'altro salentino, oltre Lecce, è Nardò), la situazione è preoccupante: l’istituto Nautico, che continua a sgretolarsi, ancora aspetta una nuova e dignitosa collocazione; il solaio della palestra nel liceo classico e scientifico è crollato da diversi mesi e nessuno si è preso la briga di ripararlo. Interpellata sul punto dai ragazzi cui è preclusa la possibilità di fare educazione fisica, “l’amministrazione provinciale ci ha garantito che i lavori di riparazione sarebbero iniziati a settembre, ma ciò non è mai avvenuto”, ha precisato Andrea Cortese.

Ma la situazione è ovunque allarmante e le denunce si sprecano: Uds, che ha già raccolto più di 50 segnalazioni delle scuole pugliesi a rischio, ha lanciato una campagna di informazione “Prossima fermata” per sollecitare l’intervento delle istituzioni. Al governo regionale il sindacato ha chiesto “un impegno serio ed immediato in difesa del diritto allo studio che è compromesso dal rincaro dei libri e delle tasse universitarie”.

“Sono tantissimi i problemi che gli studenti pugliesi vivono quotidianamente. Oggi siamo in piazza perché vogliamo riprendere parola, nelle nostre scuole e nel Paese, proprio mentre tentano di ridurre ancor di più la democrazia – ha puntualizzato Nicolò Ceci, coordinatore regionale Uds - . Già dall'inizio dell'anno abbiamo avviato percorsi di partecipazione e democrazia per esprimere il nostro no al referendum costituzionale: non permetteremo che passi una riforma che sottragga ancor di più ai cittadini la possibilità di incidere sulle scelte del Paese, e che, come studenti, non vogliamo briciole ma diritti e che siamo pronti a riconquistare ciò che ci spetta”.

Risoluta l'opposizione  al programma di alternanza scuola – lavoro: “Il governo ha firmato contratti con aziende internazionali come McDonalds, Poste Italiane, Zara affinché garantiscano 28 mila posti di lavoro ai ragazzi: questo progetto rischia di risolversi in mero sfruttamento gratuito dei ragazzi da parte delle multinazionali”, ha denunciato ancora Cortese. Gli ha fatto eco lo studente universitario Stefano Minisgallo: “La scuola non è un’azienda e la sua funzione non è quella di impiegare i giovani gratuitamente nei fast food o nel settore della ristorazione; per quanto si tratti di lavori rispettabili ci sfugge il collegamento con la nostra istruzione. Il compito della scuola pubblica è quello di formare persone e cittadini responsabili, il suo fine è l’accrescimento della cultura. L’inserimento nel mondo del lavoro dovrebbe avvenire in un secondo momento e non con queste modalità”.

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