Mercoledì, 28 Luglio 2021
Cronaca

Notte della Taranta: successo di pubblico, ma i big non convincono

Il Concertone di Melpignano ha richiamato, come sempre, una folla immensa. Ma l'edizione affidata a Giovanni Sollima è parsa al di sotto delle precedenti: Emma, Gazzè e Fabi alle prese con interpretazioni non brillanti. E' già tempo di pensare al 2014

Niccolò Fabi

MELPIGNANO – La sedicesima edizione de La Notte della Taranta si è conclusa, in piena notte, nel il solito successo di pubblico, dopo una maratona intensa e ricca di protagonisti. Ma fu vera gloria? L’impressione è che il risultato sia stato al di sotto delle attese, meno brillante rispetto agli anni più recenti: le due direzioni di Einaudi restano decisamente al di sopra e anche la temeraria scelta di affidarsi a Goran Bregovic, tutto sommato, è risultata più trascinante e convincente negli arrangiamenti. Il violoncello di Giovanni Sollima, maestro concertatore, è sembrato un poco troppo centrale, anche scenograficamente, così come quasi onnipresente è stata la batteria: non bastano le percussioni tradizionali del tamburello?

Raccontare un evento musicale come il Concertone di Melpignano, certo, non è mai compito facile perché se è la sperimentazione – intesa come il tentativo di spostare sempre oltre o comunque sempre altrove il confine del repertorio musicale salentino  - la cifra del corredo genetico della manifestazione, allora è meglio non impuntarsi su schemi troppo rigidi e lasciarsi guidare da una visione d’insieme.

Emma, Max Gazzè, Niccolò Fabi: tre nomi di peso nel panorama della musica leggera italiana, presi e messi su un palco insidioso, a confronto con testi e melodie che meritano una devozione e una immedesimazione non comuni. Invece gli artisti sono rimasti a galleggiare sulla superficie, forse per la consapevolezza di non aver avuto il tempo di inabissarsi, abbozzando interpretazioni che vanno dall’insufficiente al passabile.

Alla cantante di Aradeo la scaletta aveva affidato Lu rusciu te lu mare e L’acqua de la funtana, a Gazzè la Pizzica di San Vito e Fronni d’alia (canto della Basilicata), a Fabi, che si è esibito per primo, Quandu te lla la facce e Tirisina (del brindisino). E non sono mancati mugugni tra gli ottanta-cento-centoventimila. Forse non è casuale, viene da pensare, che La Notte della Taranta perda più di qualcosa quando si punta tutto o quasi su protagonisti – tutti molto bravi, peraltro – della musica leggera. Qualche perplessità anche per quanto riguarda la scaletta: perché lasciare fuori, ad esempio, gli stornelli (alla Uccio Aloisi) e non riproporre la pizzica di Torchiarolo che, nell’interpretazione di Enza Pagliara, tanto successo ha avuto nel 2012, tanto da essere riproposta come bis?

Non sono, per fortuna, mancate le note positive che, alla fine, sono piacevoli conferme: l’affiatamanto dell’orchestra popolare (seppur in versione ridotta), l’autorevolezza delle voci femminili di Stefania Morciano, Enza Pagliara, Cinzia Villani, Alessia Tondo, Alessandra Caiulo, Ninfa Giannuzza e di quella di Antonio Amato, la pulizia e la sensualità delle danze, coordinate da Maristella Martella, con Laura Boccadamo, Silvia Perrone, Lucia Scarabino, Laura De Ronzo, Piero Balsamo e Andrea Caracuta. Piena di energia l’interpretazione di Aria Gadddhipulina di Antonio Castrignanò e affascinante il ballo di Miguel Angel Berna - con Roby Lakatos  era l’unico ospite straniero - sull’arrangiamento de Lu tranieri.

Come oramai da tradizione, nel backstage non sono mancati i volti noti della politica: il ministro della Cultura, Massimo Bray, fino allo scorso anno presidente della Fondazione Notte della Taranta, per la prima volta ha assistito alla kermesse da spettatore. Impressioni e umori a parte, è già tempo di pensare alla prossima edizione: i dati numerici sulle presenze e sull’indotto turistico ribadiscono la centralità de La Notte della Taranta nel cartellone estivo che il Salento offre. Stringere troppo la corda della borsa – le casse pubbliche languono - può significare mettere in discussione il valore complessivo della manifestazione e anche la sua qualità musicale. Programmare con il dovuto anticipo, invece, è il primo passo per fare la cose per bene. 

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