Domenica, 13 Giugno 2021
Cronaca

Notte della Taranta, con Carmen Consoli ritorno alla tradizione popolare

La maestra concertatrice regala al pubblico un concerto intenso, senza individualismi e con tanta sostanza. Continui gli appelli alla solidarietà per le popolazioni colpite dal terremoto

Carmen Consoli (foto Chilla).

MELPIGNANO – Coerente con le premesse della vigilia - piedi ben saldi nella tradizione, con incursioni fuori dallo spartito che non sono mai forzature, ma melodiche variazioni sul tema – Carmen Consoli lascia un segno tangibile nella storia della Notte della Taranta.

Non solo per il fatto di essere la prima maestra concertatrice, non solo per aver dato un’impronta tutta femminile al Concertone, ma soprattutto per aver dimostrato che contaminazione non è licenza di uccidere, ma che anzi, per rinnovarsi e germogliare, la musica popolare deve ricominciare ciclicamente dalle sue stesse origini. Già lo scorso anno, e non solo, le cose migliori erano venute dall’Orchestra Popolare nel suo solido insieme e dalle sue individualità, ciascuna portatrice di un’energia propria.

La maratona musicale che si è conclusa a notte fonda sulle note di Kali Nifta rappresenta quindi un ottimo punto di (ri)partenza per una manifestazione che non è semplicemente il fiore all’occhiello del cartellone estivo salentino, ma un’operazione culturale complessa e intrinsecamente contraddittoria che riscopre, come d'incanto, le radici sprofondate sotto il peso di un gigantismo troppo attento al marketing e poco alla sostanza. Dopo le due edizioni assegnate a Ludovico Einaudi gli sbandamenti hanno rischiato più volte di compromettere l’essenza stessa del Concertone.

Ecco allora che Fiorella Mannoia, Tosca, Nada ma anche Lisa Fisher e Buika non recitano la parte delle prime della classe, ma si comportano come complici amiche di un gruppo che insieme ha fatto un percorso intenso e ha studiato, con profitto, grazie anche a Daniele Durante (e a Luigi Chiriatti) che al fianco di Carmen Consoli ha costruito l’impalcatura del concerto.  

Di contro Stefania Morciano (notevole l’interpretazione della Pizzica di San Marzano), Alessandra Caiulo, Alessia Tondo, Enza Pagliara, Ninfa Giannuzzi occupano il palco senza timori reverenziali, come del resto fanno Antonio Castrignanò (con Aria caddhipulina la piazza si “fomenta”), Giancarlo Paglialunga, Antonio Amato e Luigi Marra (L’acqua te la funtana).

Sarebbe un errore pensare che Carmen Consoli abbia giocato in difesa, aggrappandosi con tutte e due le mani alla tradizione: ci sono state anche scelte coraggiose, come l’arrangiamento de Lu rusciu te lu mare e la Pizzica di Torchiarolo affidata a Buika, un brano che Enza Pagliara nel 2012 ripropose in maniera magistrale.  

Novità ci sono state certamente nella parte coreografica interpretata ad un corpo di ballo in parte popolare, in parte accademico, amalgamato dalla regia di Fabrizio Mainini: sotto questo aspetto c’è stato qualche eccesso in chiave contemporanea e televisiva ma nel complesso il risultato è stato apprezzabile, con spunti molto trascinanti.

Quel che è certo è che l’edizione che si è appena conclusa sarà ricordata anche perché legata al dramma del terremoto nell’Italia centrale: la commozione della laziale Tosca e il suo accorato appello sono stati una testimonianza da far venire la pelle d’oca, fuori da ogni protocollo. Continui, durante il concerto, sono stati gli inviti alle donazioni: la Notte della Taranta, di fatto, è stata la prima grande manifestazione musicale di solidarietà (concreta) con le popolazioni colpite dal sisma. E questo può bastare per arginare le critiche di chi avrebbe preferito, alla luce della proclamazione del lutto nazionale, l'annullamento dell'evento.

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