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Cronaca

Nuove minacce a giudice e pm. L’imputato in aula: “La gip Mariano si deve guardare le spalle”

L'episodio nel tribunale di Potenza, durante il processo sulle intimidazioni avvenute nel carcere di Lecce, lo scorso agosto, e rispetto alle quali la Procura ha "cassato" l'istanza di patteggiamento a 8 mesi del 42enne di San Pancrazio, chiedendo il riconoscimento dell'aggravante mafiosa

LECCE/POTENZA - Non si ferma la scia delle intimidazioni che negli ultimi mesi hanno avuto come bersagli la giudice Maria Francesca Mariano, in servizio negli uffici gip/gup del tribunale di Lecce, e la sostituta procuratrice della Direzione distrettuale antimafia per Lecce, Brindisi e Taranto, Carmen Ruggiero, entrambe sotto scorta.

Stavolta le minacce non sono state affidate a lettere o a teste di agnello mozzate, come accaduto in altre occasioni (e di cui abbiamo dato notizia in precedenti articoli), ma sono state proferite verbalmente in un’aula del tribunale di Potenza, durante un’udienza pubblica.

A pronunciare parole di morte, lo scorso 12 aprile, è stato Pancrazio Carrino, il 42enne di San Pancrazio Salentino (Brindisi), durante il processo in cui gli vengono attribuiti i reati di porto abusivo di armi e oggetti atti a offendere e violenza o minaccia a un pubblico ufficiale o a un incaricato di un pubblico servizio, per costringerlo a compiere un atto contrario ai propri doveri.

Si tratta delle accuse contestate in merito agli episodi avvenuti nella casa circondariale di “Borgo San Nicola”, dove all’epoca l’uomo era detenuto essendo tra i destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare partorita dall’inchiesta “The Wolf” sul clan Lamendola-Cantanna, emessa proprio dalla gip Mariano su richiesta della sostituta Ruggiero.

La pm Carmen Ruggiero

In particolare, il 30 agosto e il 31 agosto del 2023, Carrino avrebbe brandito un oggetto metallico tagliente per impedire al personale della polizia penitenziaria di riportarlo in cella, dopo l’ora d’aria, e avrebbe consegnato a uno degli ispettori, in occasione dell’interrogatorio con la giudice, il punteruolo e un foglio dove era riportato il nome di quest’ultima.

Per tali vicende, il 42enne aveva provato a concordare otto mesi di reclusione, convertiti in lavori di pubblica utilità, ma invano, perché la Procura di Potenza, dopo aver dato un primo parere favorevole, ha fatto dietro front, rincarando la dose, ossia aggiungendo l’aggravante della mafiosità.

Qualora il giudice dovesse accogliere la modifica del capo d’imputazione, il procedimento tornerà indietro, poiché la competenza non ricadrebbe più sul tribunale monocratico, dinanzi al quale si era giunti a seguito di citazione diretta a giudizio (prevista per le originarie contestazioni).

La decisione sarà comunicata alle parti il prossimo 7 maggio.

L’imputato in videoconferenza: “La gip Mariano si deve guardare le spalle”

Proprio nel corso dell’udienza in cui gli è stato comunicata la revoca dell’accoglimento dell’istanza di patteggiamento, il 42enne collegato in videoconferenza dal carcere di Terni, dove è attualmente recluso, avrebbe perso le staffe e, davanti a magistrati e avvocati, avrebbe rinnovato il suo augurio di morte alle due magistrate salentine (che non erano presenti in aula) e, in particolare, rispetto alla giudice Mariano, avrebbe affermato frasi del tipo: “Si deve guardare le spalle…”.

Certo è che le sue parole non sono passate in sordina. Gli atti sono stati infatti inviati in Procura, affinché venga aperto un ulteriore procedimento a carico dell’uomo, lo stesso che, per sua ammissione, finse di voler collaborare con la giustizia per poter incontrare la pm Ruggiero e tagliarle la giugulare (qui, la notizia completa).

La difesa: “Amo le donne. Mai violentato nessuna”

Stando a quanto riferito dall’imputato, la ragione del suo odio per pm e gip si trova nell’ordinanza di custodia cautelare scaturita dall’inchiesta “The Wolf”, dove è stato riportato un episodio di violenza sessuale di cui è ritenuto responsabile.

Quest’accusa così infamante e dalla quale non può difendersi poiché non gli viene contestata, letta mentre era dietro le sbarre, l’avrebbe portato prima a tentare il suicidio e poi a scatenare la sua rabbia contro pm e giudice. A raccontarlo fu lo stesso Carrino durante l’interrogatorio in cui chiarì di non aver mai avuto alcuna reale intenzione di collaborare con la giustizia.

Assistito dall’avvocata del foro di Roma Valentina Aragona, durante l’udienza preliminare di "The Wolf", il 42enne aveva rilasciato dichiarazioni spontanee per prendere le distanze da quanto messo nero su bianco nel provvedimento, affermando: “Amo le donne. Non ho mai violentato nessuna”.

Quale sia la vera ragione delle intimidazioni tutt’altro che velate alle due magistrate, da sempre in prima linea nella lotta alla mafia, forse lo chiarirà il processo, ma una valutazione è incontrovertibile: non esistono giustificazioni accettabili a condotte così sfrontate, irriverenti e violente, ancor più gravi quando colpiscono chi ricopre un ruolo, quale quello del magistrato, che in sé incarna valori di legalità, giustizia e sacrificio per gli altri.

Un attacco diretto a un magistrato equivale sempre e comunque a un attacco allo Stato.

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