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Mercoledì, 21 Febbraio 2024
Cronaca

Report tumori. In un decennio circa mille casi in più all’anno. Preoccupa dato sul polmone femminile

Il dossier sui tumori appena pubblicato, relativo al quinquennio 2013-2017, fotografa la realtà epidemiologica oncologica della provincia di Lecce. Circa 24mila e 800 i nuovi casi registrati in quel periodo, a fronte dei quasi 16mila per il quadriennio 2003-2006. Circa 9000 casi in più in 10 anni. Intervista presidente di Lilt-Lecce: “Sigaretta elettronica rischiosa quanto quella normale”

LECCE  –  Un trend che non si riesce ad invertire. Continua ad aumentare costantemente l’incidenza dei tumori nel Salento.  Nel quinquennio 2013-2017, l’ultimo preso in esame, sono circa 24mila e 800 i casi registrati in provincia. Quindi circa cinque mila persone all’anno fanno diagnosi di patologia emato-oncologica. La concentrazione maggiore, questa volta, sembra esservi soprattutto a Lecce città e nel circondario gallipolino. Si passa dai 4mila nel quadriennio 2003- 2006 ai cinque mila del quinquennio monitorato.

Timide speranze all’orizzonte sul tumore al polmone negli uomini, in crescita invece quello delle donne. La fonte dei dati è il Registro tumori Puglia, la struttura tecnico-scientifica della Rete oncologica regionale. Nelle scorse ore è stato infatti pubblicato l’ultimo Rapporto sui tumori della Asl Lecce a cura dell'Unità di statistica ed epidemiologia - Registro tumori e del Coordinamento registro tumori in collaborazione con l’Agenzia regionale strategica per la salute e il sociale.

Del penultimo report - pubblicato appunto nel 2017 e relativo al quadriennio compreso fra il 2003-2006 - vi avevamo fornito i dati in anteprima. In quel documento era emerso il tragico primato di questa terra per l’incidenza di cancro a polmone e vescica. Anche questa volta la fotografia epidemiologica oncologica non è incoraggiante. Tutt’altro. Abbiamo contattato Carmine Cerullo, presidente della Lilt Lecce, la Lega italiana lotta ai tumori- oncologo medico.

Dott. Cerullo, il Salento ha raggiunto quota mille casi in più all’anno rispetto al quadriennio 2003-2006. Ma i report vengono pubblicati con un ritardo di circa sette anni. Che cosa dobbiamo aspettarci nel prossimo dossier? Il trend potrebbe frenare?

“Purtroppo assistiamo da anni a un trend in crescita che non fa ben sperare. Il prossimo report sarà quello relativo al periodo che comprende gli anni della pandemia. Non che il Covid determinerà un aumento della incidenza, ma contribuirà certamente ad un incremento della mortalità. Questo perché negli anni pandemici si è assistito, causa forza maggiore, a dei ritardi nella diagnosi, ad un blocco degli screening oncologici e, poi, i cittadini avevano paura di accedere in ospedale. Pertanto, anche oggi, assistiamo a diagnosi in fase già avanzate di malattia che incidono gravemente sulla prognosi. Assisteremo, dunque, ad una pericolosa riduzione del divario tra incidenza e mortalità; in altre parole, la mortalità cancro correlata crescerà per gli anni pandemici. Davanti ai nuovi dati chiederemo ai singoli distretti di stratificare il rischio in base ai fenomeni ambientali incidenti”.

L’incidenza del cancro alla vescica e di quello polmone, fra la popolazione salentina maschile, nel penultimo report aveva fatto schizzare il Tacco nelle liste nere italiane. Confermato in parte questo drammatico primato, ma qualcosa pare stia cambiando…

“Il tumore al polmone e vescica  restano un problema della provincia di Lecce rispetto sia alla media regionale, sia a quella nazionale. Va però aggiunto che sul fronte del primo, che resta comunque preoccupante nella popolazione maschile, si intravede un barlume di speranza. È come se il picco fosse stato ormai raggiunto. Un aspetto che infonde fiducia e che noi vogliamo leggere come un decremento dell’abitudine tabagica fra gli uomini, forse anche per merito della Legge Sirchia (quella del 2003, che vieta il fumo a tutti i locali pubblici e commerciali, ndr.) Possibile che abbia inciso anche la riduzione dell’esposizione lavorativa a fonti di rischio: si pensi al settore siderurgico, petrolchimico, tabacchicoltura. Si assiste a un lieve miglioramento della situazione sanitaria, vista la minore richiesta di lavoratori in quei comparti”.

Perché il dato è invece in controtendenza in provincia circa la popolazione femminile, quella che prima sembrava essere “al sicuro”?

“Esposizione lavorativa e abitudine tabagica sono approdate, in ritardo, anche nella vita delle donne. Dando così vita a un incremento dell’incidenza di cancro al polmone. Un dato che abbiamo rilevato soprattutto nella città capoluogo, a Lecce, dove la vita dei centri più grossi sembra accompagnare anche all’insana abitudine del fumo. I timidi segnali di un’inversione di tendenza che ci arrivano dalla popolazione maschile ci fanno capire che attuando corretti stili di vita e spegnendo con un principio di precauzione tutte quelle sorgenti di alto rischio ambientale, possiamo dare attuare un cambiamento”.

In futuro potremo ambire a dati sanitari sulle diagnosi di neoplasie del territorio assicurando maggiore velocità di quelle procedure di rilevazione ed elaborazione?

“Come Lilt invitiamo Asl, gli organi preposti e il registro tumori ad aggiornare più rapidamente quei dati che, grazie anche allo sforzo in tal senso che sta profondendo l’Asl-Lecce con lo sviluppo della Telemedicna e potenziamento dei sistemi telematici, possono essere monitorati in tempo reale e trasmessi immediatamente. Possiamo ambire certamente a un miglioramento nelle procedure e, poi, ancora più importante, sarebbe investire sulle cause che determinano i numeri che registriamo nei report del Registro Tumori. Altrimenti, la battaglia, anzi, la Guerra sarà sicuramente persa. Non possiamo attenerci alla sola registrazione di numeri in peggioramento. I dati vanno “istruiti “per poter capire cosa stia succedendo in Provincia di Lecce e per invertire i trend più pericolosi. Se non prende vita e corpo nella società salentina una vera cultura della prevenzione, se dinanzi a talune sorgenti anche solo potenzialmente cancerogene non attuiamo il principio della Precauzionalità, se non monitoriamo la salubrità delle matrici ambientali e continuiamo a non preoccuparci della loro salute saremo sempre costretti a vedere il contatore dell’incidenza e mortalità continuare a salire. Un ultimo appello: chi “swapa” non pensi di essere al sicuro rispetto a chi fuma la sigaretta tradizionale, anzi… dannosa. Lo ribadiamo perché vediamo adulti e ragazzini che comprano il dispositivo pensando faccia meno male. Purtroppo non è così”.

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