Pistola e kalashnikov, un nuovo agguato turba Casarano: grave 41enne

La vittima è il 41enne Luigi Spennato, un nome legato a quello di Augustino Potenza, assassinato lo scorso 26 ottobre

Il luogo dell'agguato.

CASARANO – Non un avvertimento, non un “consiglio”. Lo volevano freddare, senza se e senza ma. I bossoli per terra, ovunque, non lasciano dubbi. Almeno una ventina, i colpi esplosi. Luigi Spennato, casaranese, è stato investito da una di quelle piogge di proiettili che lasciano poco spazio alla fantasia e, di solito, anche alla vita.

Di solito, appunto. Perché nonostante tutto, non è morto. La sua esistenza terrena è appesa a un filo, certo, ma non ha esalato l’ultimo respiro sotto quelle feroci raffiche di kalashnikov e pistola. Due armi, forse proprio per evitare intoppi. Eppure, non è morto.

Appostati in una zona interna del vialetto di casa, in un'area boscata, intorno alle 20, due sicari hanno atteso che Spennato, 41enne (un nome di rilievo, da sempre, sui taccuini degli investigatori), arrivasse in auto. Era alla guida di una Fiat Punto. Poi, gli spari di pistola e le sventagliate di fucile mitragliatore. L'utilitaria crivellata, i vetri infranti, i proiettili conficcati ovunque. Alcuni di questi l’hanno colpito alla schiena e anche alla testa, a quanto pare.

Eppure era ancora vivo, Spennato, quando sono stati richiesti i soccorsi. Condotto in ospedale, al “Ferrari”, da un’ambulanza, arrivata in codice rosso, è stato subito sottoposto a un delicato intervento chirurgico. E ora è ricoverato in prognosi riservata nel reparto di Rianimazione.

Il nuovo agguato, secondo a Casarano in poche settimane (Augustino Potenza è stato assassinato il 26 ottobre) e terzo nel Salento, comprendendo quello in cui è rimasto ferito Roberto Giancane, a Copertino (29 ottobre, appena tre giorni dopo), è avvenuto in contrada Madonna della Campana, una zona periferica, proprio nei pressi del  santuario dal quale trae il nome.

IMG_9124-2Sul posto, per le indagini, si sono diretti i carabinieri della compagnia di Casarano, comandati dal capitano Clemente Errico, i colleghi del Nucleo investigativo, diretti dal maggiore Paolo Nichilo, e della Sezione investigazioni scientifiche guidati dal luogotenente Vito Angelelli, che hanno svolto i primi accertamenti e rilievi, e avviato le indagini per risalire all'identità degli autori del tentato omicidio. Nella zona, anche gli agenti di polizia del commissariato di Taurisano.

L’agguato sembra, almeno in apparenza, collegato con quello già accennato, costato la vita ad Augustino Potenza, il 42enne assassinato nel parcheggio di un centro commerciale. I due nomi sono accomunati da un passato criminale e da una lunga vicenda giudiziaria. Alla fine degli anni Novanta, infatti, erano stati accostati al clan capeggiato dal brindisino Vito Di Emidio, uno dei criminali più spietati e feroci della storia criminale. Era stato lo stesso boss, che aveva deciso di collaborare pochi giorni dopo la cattura, ad accusarli di aver fatto parte del suo “gruppo di fuoco”.

In particolare, per Potenza, di un duplice omicidio (quello dei coniugi Fernando D’Aquino e Barbara Toma, freddati a colpi di fucile mitragliatore il 5 marzo del 1998), per cui era stato assolto con sentenza definitiva. Spennato, invece, era stato condannato in primo e secondo grado a 23 anni in relazione a un altro duplice omicidio, quello di Cosimo Toma e del figlio Fabrizio, trucidati la mattina del 18 maggio del 2000 a Collepasso. La Cassazione aveva annullato la sentenza, stabilendo che un nuovo processo fosse celebrato a Taranto. I giudici della Corte d’Assise d’appello di Taranto avevano assolto sia Potenza sia Spennato, condannato a 3 anni e quattro mesi di reclusione per una rapina commessa a Botrugno.

Ci sono troppe coincidenze, analogie e circostanze per non pensare che le due imboscate siano strettamente collegate. Questo, sebbene siano state diverse - almeno in parte - le modalità. Se Potenza è stato assassinato da due killer arrivati in moto in un luogo affollato, il parcheggio di un centro commerciale,  Spennato è stato atteso al varco, in un punto più nascosto e intimo come il vialetto di casa, da altrettanti soggetti fuggiti, però, probabilmente con un'auto.

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Al di là di tutto, si tratta però di due gravi episodi di sangue (tre, se si vuol sempre tenere a mente anche l'episodio di Copertino) che lasciano supporre la genesi di una nuova guerra di mafia e di un passato che torna prepotentemente a imporre la dura e spietata logica delle faide criminali. Tutto questo, a pochi giorni da un Consiglio comunale monotematico, a Casarano, ospite il prefetto Claudio Palomba, per analizzare un fenomeno preoccupante. E se l'omicidio Potenza era già stato molto di più che un semplice campanello d'allarme, questo nuovo, crudo episodio, sembra la conferma di un fermento in alcuni ambienti che non fa dormire sonni tranquilli al procuratore Cataldo Motta. 

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