Martedì, 15 Giugno 2021
Cronaca

Filobus e fatture false: Franceschini sotto torchio. E' svolta?

Terzo interrogatorio, un vero tour de force, per l'ingegnere padovano dell'Università di Perugia. Ha ribadito che le fatture sarebbero state falsificate per ottenere liquidità. Lunedì previsto il riesame

Un modello di filobus.

 

LECCE – E’ durato oltre quattro ore l’interrogatorio del professor Giordano Franceschini, arrestato lunedì sera a Perugia, con l'accusa di truffa aggravata, dagli uomini della guardia di finanza di Lecce, nell’ambito dell’inchiesta sul progetto del filobus. L’ingegnere originario di Padova, attualmente detenuto nel carcere di Borgo San Nicola, è arrivato in Procura poco dopo le 9.30, scortato dagli agenti della polizia penitenziaria, che lo hanno condotto nella stanza del procuratore aggiunto Antonio De Donno.

Qui, alla presenza anche del procuratore Cataldo Motta e del comandante del nucleo di polizia tributaria, il colonnello Vito Pulieri, e dei suoi legali, gli avvocati Andrea Sambati e David Brunelli, il docente dell’Università di Perugia ha risposto alle domande degli inquirenti, spiegando, ancora una volta, natura e finalità delle fatture sospette che gli vengono contestate. Franceschini ha ribadito, ancora una volta, che quelle fatture (rispettivamente per 121mila e 200 e 12mila euro), che secondo l’accusa sarebbero state intascate illecitamente nell’ambito del progetto del filobus (di cui Franceschini era progettista per conto dell’Ati: l’associazione temporanea di imprese, con capofila la Sirti di Milano, che ha vinto l’appalto), sarebbero in realtà state falsificate solo per fini fiscali e ottenere liquidità.

Sul contenuto dell’interrogatorio vige il più stretto riserbo, ma la sensazione è che gli inquirenti siano vicini a una nuova svolta nell’ambito dell’inchiesta. Il professore, infatti, avrebbe fornito nuovi dettagli e particolari sui rapporti con Massimo Buonerba, l'ex consulente giuridico dell'allora sindaco di Lecce Adriana Poli Bortone. Sarebbe stato proprio l'ex consulente di Palazzo Carafa a contattarlo in merito alla realizzazione del progetto del filobus a Lecce. All’ingegnere di origine venete sarebbero state chieste delucidazioni in merito ad alcune intercettazioni telefoniche e lo scambio di messaggi di posta elettronica che l’uomo avrebbe avuto con Buonerba proprio in merito alla realizzazione della metropolitana di superficie. Contatti finalizzati, secondo quanto ipotizza l’accusa, a far lievitare i costi del progetto. Gli inquirenti hanno chiesto riscontri e spiegazioni anche in merito alla documentazione sequestrata dalle fiamme gialle.

Altro punto cruciale dell’inchiesta, i quasi due milioni di euro depositati sul conto svizzero finito all'attenzione della magistratura elvetica, che ne ha poi ordinato il sequestro. Sono stati proprio quei soldi, poco meno di 2 milioni di euro, a dare avvio a un'inchiesta del procuratore federale elvetico Pierluigi Pasi, che a sua volta ha inviato un'informativa di reato ai magistrati salentini. Soldi, ipotizza l'accusa, che sarebbero frutto di presunti tangenti legate al progetto del filobus. Dalle indagini sarebbe emerso che Buonerba avrebbe chiesto l’aiuto di Franceschini per spiegare, attraverso un progetto in realtà mai realizzato, la provenienza di quel denaro.

Lunedì la Procura depositerà il parere sull’istanza di scarcerazione depositata dai legali dell’ingegnere. Poi toccherà al gip decidere se il professor Franceschini potrà lasciare il carcere e fare ritorno a casa. In caso contrario la difesa ricorrerà al Tribunale del Riesame.

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