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Nuovo suicidio in carcere, il sindacato: "rivedere il sistema penitenziario"

Un detenuto 59enne di nazionalità marocchina si è impiccato in cella. Inutile l'intervento degli agenti di polizia penitenziaria

LECCE – Un altro decesso si è verificato venerdì notte nel carcere di Lecce. A togliersi la vita nella propria cella un detenuto di nazionalità marocchina. A renderlo noto il segretario generale nazionale del sindacato autonomo Co.s.p Domenico Mastrulli, che sottolinea come “per il coordinamento sindacale penitenziario la lista delle morti in carcere richieda una totale revisione del sistema penitenziario italiano”. Il detenuto 59enne si è tolto la vita impiccandosi con un lembo di tessuto elastico legato alle sbarre di una finestra della cella. “Qualsiasi decesso nelle prigioni italiani è sempre una sconfitta dello Stato – commenta Mastrulli –, una vita in meno, un fallimento sul piano della sicurezza detentiva”.

A nulla è servito il tentativo di rianimazione ad opera degli agenti di polizia penitenziaria e del personale medico e infermieristico. Per l’uomo non c’è stato nulla da fare. Si allunga l’elenco dei suicidi nelle carceri italiane, con oltre dieci casi dall’inizio dell’anno. “Alla base di ogni decesso negli istituti di pena italiani che contano oltre 58mila detenuti c’è il sovraffollamento. In Puglia abbiamo superato la soglia dei 3mila 400 ristretti contro una capienza di 2.300 posti letto e un organico insufficiente a garantire la sicurezza. Secondo Mastrulli l’episodio di Lecce deve far riflettere sulle pessime condizioni in cui versa il sistema carcerario nazionale, l’inadeguatezza delle strutture con dotazioni organiche insufficienti.  Perplessità sull’utilizzo dei metodi di “vigilanza dinamica", un sistema inappropriato se non accompagnato da un potenziamento di risorse, sia umane che tecnologiche. Il sindacato Co.s.p. auspica che la tragedia del la notte scorsa nel carcere di Lecce sia l'ultima da scrivere nella pagina nera delle prigioni italiane e pugliesi.

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