Martedì, 27 Luglio 2021
Cronaca

La sanità pugliese, l'inchiesta su Vendola e la politica nel pallone

La vicenda ha scatenato provocazioni e messaggi solidali, dal mondo della politica. Scontro aperto tra Erio Congedo e Loredana Capone: botta e risposta che da Bari è "slittato" a Lecce, alle elezioni e agli scandali del calcio

Nichi Vendola (foto LeccePrima, tutti i diritti riservati).

 

LECCE - I movimenti tellurici che hanno fatto sobbalzare la poltrona di Nichi Vendola, indagato con l'accusa di abuso d'ufficio, per la nomina del primario Paolo Sardelli all'ospedale San Paolo di Bari, sulla scorta delle dichiarazioni della ex dirigente Lea Cosentino (co-indagata), si sono irradiati al mondo della politica, dalla quale non sono mancati commenti e precisazioni. E provocazioni, soprattutto. E vetriolo.
Sull'affaire legato a Vendola, al quale nelle ultime ore si è sovrapposto un nuovo scossone nella sanità pugliese, coinvolgendo 47 indagati e sei società (è un altro filone giudiziario, nel quale rientra l'ex assessore Alberto Tedesco, e che verte sulla gestione delle cliniche), si è espresso anche il consigliere regionale dei Moderati e Popolari, Antonio Buccoliero.  “Chi pensa di strumentalizzare la vicenda di Vendola sotto inchiesta non solo commette un grave errore, ma danneggia tutto un territorio, che intende rilanciare un’azione di governo forte e trasparente. Non ho mai risparmiato in passato – ha proseguito Buccoliero – dure critiche al governatore Vendola, pungolandolo sulla necessità di occuparsi con maggior attenzione delle problematiche pugliesi. Le mie sono state sicuramente critiche dure, ma costruttive, perché non venisse mai meno l’impegno politico e istituzionale nei confronti di una regione, che aveva scelto il suo presidente e che da quel presidente meritava risposte chiare e tempestive. Alla luce  degli ultimi avvenimenti, tuttavia, di un governatore Vendola che avrebbe favorito la nomina di un primario, ritenuto tra l’altro un’eccellenza in campo medico, ritengo ci si trovi di fronte ad una boutade, priva di contenuti sostanziali di accusa, atteso che chi conosce Vendola ne conosce  anche l’estremismo rigoroso. Ritengo, pertanto, che un’ipotesi accusatoria non regga assolutamente", ha concluso.
Alla solidarietà si sono aggiunti anche il segretario regionale dell'Udc, Angelo Sanza, assieme al capogruppo regionale scudocrociato, Salvatore Negro. "Esprimiamo apprezzamento per l’atteggiamento del presidente Vendola che sin da subito si è messo a disposizione della magistratura per chiarire il suo ruolo nelle vicende giudiziarie dell’Asl barese. Auspichiamo – hanno rimarcato i due esponenti Udc – che la magistratura possa fare chiarezza in tempi brevi su questa nuova vicenda giudiziaria che vede coinvolta la sanità pugliese e che il presidente Vendola possa dimostrare la sua estraneità ai fatti. In tal modo si potrà restituire autorevolezza all’azione di governo e alla Puglia che in questo momento ha bisogno di essere governata con serenità e rigore e rispondere alle numerose istanze che si levano dal territorio e dai pugliesi”.
Il capogruppo regionale del Pdl, Rocco Palese, ha dichiarato che, dal punto di vista politico, risalirebbero ad anni addietro le denunce sulle tante opacità nella gestione della sanità. "Siamo garantisti convinti e che, a differenza di altri, restiamo tali anche quando le inchieste riguardano esponenti di punta della sinistra,  come il presidente Vendola, non possiamo non ricordare che in  circostanze molto simili a questa, alcuni assessori, proprio della Giunta Vendola, sono stati dimissionati. Comunque, quanto al merito della questione, sarà la magistratura ad accertare eventuali illeciti penali", ha dichiarato.
Ma sono state le parole del consigliere regionale Saverio Congedo, a scatenare un caleidoscopio di accuse e rimpalli sulla vicenda. Ha cominciato nel ribadire che la vicenda giudiziaria che ha coinvolto il governatore sarebbe "una minuscola punta di quell’immenso iceberg ancora incredibilmente sommerso che è il malgoverno del sistema sanitario pugliese. Affido alla giustizia ha poi aggiunto -  gli sviluppi della vicenda ed auguro sinceramente al presidente Vendola che possa essere dimostrata la correttezza del suo per operato". Poi si è rivolto alla vicepresidente della Regione Puglia, Loredana Capone. "Chiedo al candidato sindaco di Lecce, se non ritenga di dover essere coerente e conseguente con le posizioni ultra-moralistiche che spande a dritta e a manca in questa campagna elettorale. Le rivolgo pertanto tre domande: chiederà all’indagato Vendola, come ha fatto  esponenti di centrodestra di dimettersi o comunque di rinunciare ad ogni sua ulteriore ambizione elettorale? Lo inviterà a non partecipare alla sua campagna elettorale, rifiutandone l'imbarazzante sostegno? Si ritirerà dalla campagna elettorale in corso, vista la sua corresponsabilità nel governo regionale in posizioni addirittura vicarie? Non dubito che la vice di Vendola vorrà sollecitamente rispondere, dimostrandosi immune dal doppiopesismo di certa sinistra che impartisce lezione di morale a getto continuo, salvo girarsi dall’altra quando gli episodi colpiscono amici e alleati politici.
La vicepresidente della Regione Puglia ha, intanto, risposto alla provocazione con un "Se Vendola è tranquillo, sono tranquilla anch'io". Ha tenuto a diffondere, in una nota, le proprie risposte agli interrogativi che le ha posto Congedo, senza celare una speranza. Quella di "ricevere lo stesso tipo di solerzia anche dalla destra quando noi poniamo interrogativi sulla situazione amministrativa di Lecce, che è ciò che interessa davvero ai nostri concittadini". "Non essendo un magistrato, né volendomi sostituire a loro come ha fatto Congedo -altro che toghe rosse, poi vanno in Parlamento e su Cosentino votano contro l'autorizzazione a procedere - preferisco basarmi sulle dichiarazioni del presidente della Regione e attendere l'esito delle indagini", ha dichiarato, rifacendosi alle righe "postate" su Facebook dal governatore.
Ha ripreso punto per punto, la candidata sindaco del centrosinistra. "Credo che Congedo si riferisca a Carlo Quarta (l'imprenditore leccese 38enne, indagato per frode sportiva per il derby calcistico e già candidato con la "Grande Lecce", ndr). Noi non abbiamo mai chiesto un suo ritiro dalla campagna elettorale, anche perché lo stesso Quarta si è dichiarato innocente e mi auguro che sia così. Sono stati Paolo Perrone e Roberto Marti a chiedere e ottenere un passo indietro che, occorre ribadirlo, è puramente strumentale perché Quarta è ancora regolarmente nella lista dei candidati a sostegno di Perrone. Congedo, piuttosto, dovrebbe chiedere a Perrone e Marti il perché di questa fretta, di questa furia nel tentativo di scaricare il loro amico Quarta. Non si fa questo ai propri amici. Forse il centrodestra leccese è preoccupato delle conseguenze delle indagini, ma non è certo un mio problema".
Loredana Capone di Nichi Vendola non si vergogna affatto, punto secondo. "Lui ha fatto per Lecce molto più di ciò che ha fatto Congedo. Se Nichi si dice tranquillo in merito a questa indagine e Sardelli dice oggi alla stampa di non essere mai stato favorito da Nichi, non capisco per quale motivo dovrei vergognarmene". E se ancora ci fossero zone d'ombra e dubbi circa la sua candidatura, la vicepresidente ha sciolto ogni enigma: "Non mi ritirerò dalla campagna elettorale per il Comune di Lecce e sinceramente non ne vedo il motivo. Non mi pare che Palese e Congedo si siano ritirati dalla campagna elettorale del 2010 mentre il loro riferimento politico, Raffaele Fitto, veniva rinviato a giudizio per corruzione e finanziamento illecito ai partiti  nel 2009. Né mi pare che Fitto abbia rinunciato ad alcuno dei suoi incarichi in questi anni e figuriamoci se qualcuno dei suoi accoliti si sia mai azzardato a chiedergli un passo indietro”.
 
“MIULLI”, NUOVA INCHIESTA SU VENDOLA - Intanto, nessuna tregua per il presidente Nichi Vendola. Dopo l'accusa di  concorso in abuso d'ufficio, ora sembrerebbe indagato anche per peculato e  falso. Sotto i riflettori è finita una transazione, di circa 45 milioni di  euro, mai portata a termine, tra la Regione Puglia e l'ospedale "Miulli" di  Acquaviva delle Fonti. A finire nel ciclone assieme al governatore, anche gli ex assessori regionali  pugliesi alla Sanità Alberto Tedesco e Tommaso Fiore, ora indagati dalla  Procura di Bari .
Un accordo, in sostanza, per chiudere un contenzioso amministrativo da 80  milioni. Il nosocomio di Acquaviva delle fonti aveva presentato ricorso al Tar  per chiedere il ripiano dei 42,6 milioni di disavanzo maturati dal 2002 al 
2007.
La struttura ospedaliera sosteneva di aver fatto fronte alle spese per la  nuova sede, indebitandosi a causa di mancati fondi pubblici destinati  all'edilizia sanitaria. Facendo così risultare uscite maggiori rispetto ai  rimborsi per le prestazioni, ottenute dall'ente.
 

 

 

 

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