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Le accuse della procura / Otranto

Occupazione della spiaggia, minacce ed estorsione. A processo quattro operatori balneari

Le indagini della guardia costiera di Otranto hanno portato al rinvio a giudizio di quattro persone che dal 2022 avrebbero agito al fine di gestire in maniera privatistica il tratto di spiaggia libera a ridosso del lungomare. Accusati anche di atti intimidatori agli altri concessionari

OTRANTO - Dovranno rispondere di diversi reati e difendersi in giudizio quattro operatori balneari otrantini accusati, a vario titolo, di avere occupato abusivamente una porzione di spiaggia libera della Madonna dell’Altomare sul litorale a ridosso del lungomare cittadino.

Secondo l’accusa, mossa dalla procura in seguito alle indagini avviate dalla guardia costiera, già a partire dall’estate del 2022, la condotta dei soggetti che sono ora stati rinviati a giudizio era finalizzata a gestire in maniera privatistica quel tratto di spiaggia libera.

Minacce, estorsioni, occupazione abusiva di suolo demaniale reiterata, gestione illecita di rifiuti non autorizzata e resistenza a pubblico ufficiale sono l’elencazione dei reati contestati dalla procura e alla base della richiesta, poi accolta dal gip, del rinvio a giudizio e sai quali i diretti interessati dovranno difendersi nel processo.

Le indagini dei militari della capitaneria di porto di Otranto furono avviate a seguito di alcune denunce dei frequentatori e bagnanti di quel tratto di arenile, ai quali, secondo le accuse,  sarebbe stato intimato di allontanarsi perché “quell’area non era pubblica” e per questo non vi sarebbero potuti rimanere con i propri teli.

Questo in quanto la spiaggia era invece riservata a coloro che usufruivano dei servizi offerti dai noleggiatori, ossia lettini e ombrelloni che secondo quanto accertato dalla guardia costiera, sarebbero stati apposti deliberatamente al fine di occupare abusivamente, sin dalle prime luci del mattino, il litorale.

A seguito di tali denunce, già nel luglio del 2022, vi era stato un primo sequestro di materiali da spiaggia (e poi restituiti su provvedimento della procura dopo la richiesta di dissequestro) e di un container, apposto abusivamente sul demanio marittimo pubblico.

Gli approfondimenti investigativi dei militari della capitaneria di porto idruntina hanno poi consentito di rilevare le motivazioni che portarono gli indagati ad apporre quel bene sul pubblico demanio marittimo, scoprendo un vero e proprio meccanismo di gestione illecita di quel tratto dell’arenile otrantino, che sarebbe stato di fatto “privatizzato”.

Nel corso delle indagini è inoltre stato ipotizzato che i quattro indagati avrebbero più volte compiuto veri e propri atti intimidatori, volti a scoraggiare i “concorrenti”, ossia i titolari di regolari concessioni demaniali marittime e i vari soggetti legati al settore pubblico, anche a scopo benefico, per non vedersi intralciati nel proprio fine, ossia quello di gestire in tutto e per tutto quell’area alla stregua di un qualunque lido balneare regolare.

E ancora la guardia costiera, sempre con il coordinamento della procura, ha altresì scoperto che i soggetti rinviati a giudizio avrebbero estorto cifre ai concessionari di aree limitrofe per “vigilare” sui beni di quelle concessioni ed evitare che questi subissero ulteriori danneggiamenti rispetto a quelli già patiti in passato. Il tutto sarà ora valutato nell’ambito del processo.  

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