Omicidio e linciaggi virtuali, i giovani avvocati: "Social network, terra di nessuno"

La terribile morte della 16enne di Specchia ha alimentato una reazione, talvolta distorta, dell'opinione pubblica. Nel tritacarne anche i difensori del reo confesso

La scientifica sul luogo dell'omicidio.

LECCE – L’omicidio di Noemi Durini ha travolto l’opinione pubblica. Anzi, in parte l’ha stravolta, trasfigurandone le reazioni fino a farle diventare una centrifuga di giudizi esasperati e distorti.

Come prevedibile, perché accaduto già per altri efferati delitti, nel tritacarne ci sono finiti gli avvocati che hanno accettato la difesa del giovanissimo reo confesso, Luigi Rella e Paolo Pepe. A loro sostegno è intervenuto Andrea Conte, presidente della sezione leccese dell’Associazione Italiana Giovani Avvocati con un intervento che si pubblica di seguito integralmente.

La grave vicenda di sangue che ha sconvolto il Salento, che ha visto la tragica morte di una adolescente per mano, stando alle notizie ad oggi note, di un altro adolescente, oltre a portare il naturale sconcerto e sofferenza in ognuno di noi, sta nelle ultime ore assumendo delle derive populiste che meritano una stigmatizzazione unanime.

La spettacolarizzazione delle vicende investigative e giudiziarie, montate ad arte da una stampa più sensibile allo share che al rispetto dei diritti dei cittadini e del loro stesso codice di autoregolamentazione, inevitabilmente riversato in quella terra di nessuno che sono diventati i social network, sta producendo una valanga di insulti e minacce che vede come unico obiettivo la negazione del diritto di difesa e quale logica conseguenza la gratuita offesa ai difensori dei soggetti coinvolti.

La gente comune, ma non solo purtroppo, sempre di più identifica il presunto colpevole con il proprio avvocato difensore, visto quale favoreggiatore se non addirittura complice dell’indagato.

È evidente che si è smarrito il senso civico, si vuole negare, per certi fatti di reato, addirittura il diritto, costituzionalmente garantito, alla difesa, attaccando in maniera becera gli avvocati, chiamati per legge ad assicurare che sin dal primo atto di indagine vengano rispettati i diritti di ogni individuo.

L’avvocato ha facoltà, in determinati casi, di rinunciare alla difesa, ma di sicuro mai potrà motivare tale rinuncia sul presupposto che quel soggetto non meriti il diritto ad essere difeso, ossia che quel soggetto non sia titolare di diritti da tutelare. Diversamente opinando si tradirebbe la funzione più intima e pregnante della nostra professione.

Pertanto Aiga Lecce, conscia della assoluta necessità di ribadire come la convivenza civile debba trovare le proprie basi nello stato di diritto così faticosamente costruito, esprime vicinanza e solidarietà ai colleghi difensori che hanno subito e continuano a subire indegne ingiurie e gravissime minacce per aver semplicemente svolto la loro funzione, con la dignità che impone la toga che ogni giorno tutti noi indossiamo.

La condanna della Camera penale

La Camera Penale di Lecce condanna gli attacchi vili ed ingiuriosi che nelle ultime ore si sono scatenati sulla cosiddetta “piazza virtuale” di internet, nei confronti dei Colleghi difensori di un soggetto indagato per un gravissimo reato. Premessa la riprovazione e l’orrore per il delitto perpetrato ai danni di una giovane vittima, la Camera Penale sottolinea e ricorda a tutti che l’affermazione della Giustizia non può prescindere dal Ministero dell’Avvocato, che attua il sacro diritto alla difesa tecnica.

Preoccupa, in tal senso, che a fronte dell’ovvio principio che anche gli ultimi accusati dell’ultimo e più spregevole delitto debbano godere, in un paese civile e democratico, del medesimo diritto di difendersi, si sia invece scatenata sul web una ridda di insulti gratuiti nei confronti dei legali, seguiti da “mi piace” ed una congerie di espressioni adesive, spesso nascoste dietro pseudonimi. Un sentimento che irragionevolmente confonde l’avvocato con il suo assistito e la funzione difensiva con la difesa del delitto, sovrapponendo in maniera strumentale due concetti che devono essere tenuti sempre distinti, dimenticando del tutto che l’art. 24 della nostra Carta costituzionale sancisce la inviolabilità del diritto di difesa e che ogni Avvocato ha il dovere di esercitare in maniera indipendente e libera da condizionamenti, senza che nessuno possa sindacare l’esercizio di un’attività difensiva solo perché svolta in favore di chi è accusato di fatti umanamente riprovevoli.

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La Camera Penale di Lecce ribadisce a tal proposito, senza “se” e senza “ma”, che laAvvocato è per tutti (nessuno escluso) un interlocutore indispensabile: alla dinamica giudiziale, alla decisione, al giudice ed al pubblico ministero, al cittadino. Di conseguenza, nessuno può permettersi di metterne in discussione la funzione, il ruolo e l’autonomia, che la nostra Camera difenderà sempre strenuamente.

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