Cronaca

Omicidi di mafia, anche il boss De Tommasi in silenzio

Operazione "Maciste". Anche l'uomo ritenuto a capo del gruppo di Campi Salentina ha scelto di non rispondere. L'interrogatorio di garanzia s'è svolto questa mattina presso il carcere di Voghera

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LECCE - Resta in silenzio anche il capo bastone di Campi Salentina, Gianni De Tommasi; il boss ha preferito non rilasciare nessuna dichiarazione durante l'interrogatorio di garanzia che si è svolto questa mattina presso il carcere di Voghera, dove l'uomo è attualmente detenuto. De Tommasi è accusato di cinque omicidi e tre tentati omicidi commessi negli anni in cui era uno dei principali attori della guerra di mafia che ha insanguinato il Salento.

Il primo episodio di cui lo si accusa è l'uccisione di Italo Pinto, nel 1987, quando Lecce era ancora sotto l'egemonia di Antonio Dodaro, a cui lo stesso Pinto si rifiutava di sottostare; in quell'occasione Dodaro si avvalse della collaborazione dello stesso De Tommasi, come di Mario Tornese e Cosimo Cirfeda. La svolta si ebbe nel dicembre dell'anno successivo con la morte dello stesso Dodaro, che nel frattempo si era creato forti inimicizie in seno all'organizzazione. Un tacito accordo prevedeva infatti che chi fosse riuscito ad eliminarlo ne avrebbe preso il posto come capo zona nel leccese.

In quest'arco di tempo si colloca il secondo omicidio per il quale risulta indagato, ossia quello di Luigi Scalinci, avvenuto nei dintorni di Lecce, il cui cadavere non è mai più stato ritrovato. Ma la grande scissione della Scu tra il clan Tornese ed il clan De Tommasi si ebbe dopo l'efferato omicidio del fratello di quest'ultimo, Ivo: a quel punto il capo bastone di Campi iniziò una caccia spietata a coloro che furono sospettati di essere gli autori o comunque di aver svolto un ruolo nell'uccisione del fratello.

Da qui nasce l'odierna accusa per De Tommasi di essere ritenuto il mandante del tentato omicidio di Francesco Polito, reo di essere considerato in qualche modo coinvolto nell'omicidio di Ivo; stesso discorso per il tentato omicidio di Antonio Palazzo, l'omicidio di Valerio Colazzo ed il ferimento di Cristina Fema. La guerra contro il clan antagonista dei Tornese va avanti con l'omicidio di Giovanni Corigliano, ucciso con diversi colpi di arma da fuoco il cui cadavere venne poi occultato, e Donato Erpete. Gianni De Tommasi, sfuggito al primo blitz della Scu del 1988, venne catturato il 22 dicembre 1989 a Gallipoli; attualmente sta scontando l'ergastolo per gli omicidi oggetto del secondo maxi-processo.

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