Sabato, 24 Luglio 2021
Cronaca

Omicidio Basile: fiaccole per schiarire ombre di omertà

Ugento: circa 2mila persone si sono unite al corteo ideato da Idv per ricordare il politico assassinato. Polemiche verso la Giunta, i cui esponenti erano assenti. Le dure parole di don Stefano Rocca

Foto per gentile concessione di Felice Tedeschi.

Un lungo corteo di 2, forse 3mila persone è scivolato silenzioso per le vie di Ugento, accendendo la notte nel paese con le fiamme ondeggianti di centinaia di fiaccole. Forse più di quanto gli organizzatori stessi si aspettassero. Trenta giorni sono trascorsi dall'uccisione di Peppino Basile. Italia dei valori s'è stretta attorno al suo consigliere provinciale e comunale, ed ha chiamato al suo fianco la cittadinanza con una fiaccolata, metafora della luce che vuole schiarire le tenebre del mistero e bruciare il velo dell'omertà che ruota attorno ad un omicidio ancora insoluto. Non doveva e non voleva essere una manifestazione politica, hanno ribadito gli esponenti di Idv. Ma il vuoto più evidente, impossibile da non registrare, è stato quello della Giunta. Il sindaco Eugenio Ozza aveva già espresso nei giorni scorsi le sue perplessità. Una manifestazione che il centrodestra locale ha forse ritenuto inopportuna, in mancanza di un movente certo. Ma chi ha partecipato ha ribadito con forza: nessuna strumentalizzazione politica, nessuna bandiera.

Erano davvero in tanti, e fra questi Gianni D'Agata ed il figlio, Francesco, segretario provinciale di Idv, il coordinatore regionale Pierfelice Zazzera, l'assessore provinciale Carlo Madaro, alcuni sindaci di comuni vicini, quelli di Taurisano, Melissano e Collepasso, Luigi Guidano, Roberto Falconieri e Vito Perrone, i consiglieri della minoranza, e tanti, tanti cittadini. Il corteo s'è radunato sotto il palazzo comunale di Ugento in prima serata, poi, con uno striscione davanti che invocava "Verità e giustizia per Peppino", si è portato su via Firenze, raggiungendo infine via Nizza, dove Peppino Basile abitava. Un chilometro e mezzo di percorso per raggiungere il luogo dove verso la mezzanotte del 14 giugno il politico è stato trafitto da 19 coltellate. Ed è qui che è stato mostrato un documentario montato dall'operatore locale Davide Cucci per ripercorrere la vita politica di Basile.

Ma è soprattutto il luogo dove il parroco della chiesa oratorio di San Giovanni Bosco, don Stefano Rocca, che già aveva celebrato le esequie, ha criticato aspramente l'assenza delle istituzioni locali. "Siamo qui per ricordare soprattutto un uomo e un amico", ha detto polemicamente. Molti cittadini, tra la folla, hanno sollevato al cielo il coro "Vergogna, vergogna" rivolto agli amministratori locali assenti. Il discorso di don Stefano è stato però più ampio, e, citando anche le parole di don Tonino Bello, ha messo sotto accusa l'omertà, quell'omertà che avvolge questo caso ancora senza una soluzione, chiedendo che sia fatta chiarezza sull'efferato omicidio.

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