Omicidio Basile, la difesa: le prove dimostrano l'innocenza dell'imputato Colitti

Dopo la richiesta di condanna all’ergastolo formulata dal pubblico ministero nella scorsa udienza, è stata il giorno dell’arringa difensiva nel processo sull'omicidio di Giuseppe Basile, il consigliere dell'Italia dei Valori assassinato a Ugento la notte tra il 14 e il 15 giugno del 2008

LECCE – Dopo la richiesta di condanna all’ergastolo formulata dal pubblico ministero Massimiliano Carducci nella scorsa udienza, è stata il giorno dell’arringa difensiva nel processo sull'omicidio di Giuseppe Basile, il consigliere dell'Italia dei Valori assassinato a Ugento la notte tra il 14 e il 15 giugno del 2008. Processo che vede imputato Vittorio Colitti senior. Un omicidio volontario secondo l’accusa, con l’aggravante dell’efferatezza e dei futili motivi.

Nella sua lunga requisitoria dinanzi ai giudici della Corte d'assise di Lecce (presieduta da Roberto Tanisi), l’avvocato Francesca Conte ha ripercorso le indagini e la storia di un delitto complesso, un omicidio d’impeto secondo l’accusa, giunto al culmine di contrasti tra vicini e di una lite sfociata in una ferocia disumana (furono ben 24 le coltellate inferte sul copro della vittima). La difesa ha evidenziato come il movente appaia infondato e poco plausibile. Così come già stabilito dai giudici del Tribunale per i minorenni nel processo di primo grado nei confronti di Vittorio Luigi Colitti (nipote e presunto complice dell’imputato, assolto con sentenza definitiva il 28 maggio 2013). Nelle oltre centotrenta pagine di sentenza i giudici (presidente Aristodemo Ingusci, estensore Lucia Rabboni) avevano evidenziato come “non vi sia un solo riferimento a una diretta responsabilità di nonno e nipote nell'azione omicidiaria”.

Appare inverosimile se non impossibile, ha spiegato la difesa che l’imputato, dopo aver sferrato oltre venti coltellate non si sia macchiato del sangue della vittima. Altrettanto improbabile è che sia riuscito a lavarsi e cambiarsi in pochissimi minuti. Inoltre l’avvocato Conte ha letto uno stralcio della deposizione in cui un esperto dei Ris spiega come l’abitazione dei Colitti, esaminata con la lampada di Wood, non abbia evidenziato alcuna traccia di sangue.

"La strategia operativa dell'agguato è logicamente e più realisticamente legata a una pianificazione dell'aggressione che nasce all'interno del giardino della casa della vittima, area facilmente raggiungibile dalla campagna". Con queste parole la difesa ha spiegato come la ricostruzione dell'omicidio secondo i consulenti: il generale Luciano Garofano (ex comandante dei Ris dei carabinieri) e il medico-legale Enrico Risso. L'ex consigliere provinciale, dunque, secondo il parere degli esperti sarebbe stato vittima di un agguato avvenuto all'interno del giardino della sua abitazione.

Nella prossima udienza la difesa affronterà il capitolo relativo alle dichiarazioni della presunta baby testimone del delitto che, dalla finestra della casa dei nonni materni, di fronte al luogo del delitto, racconta di aver assistito all'omicidio, riconoscendo poi i Colitti come gli autori dell'aggressione. La sentenza è prevista per il 31 marzo.

Al di là di ogni sentenza e ogni verdetto, restano le verità nascoste di chi ha visto e ha taciuto, di chi pur sapendo non ha parlato. E’ sembrato che per molti la legge sia come una rete fastidiosa in cui è troppo facile e scomodo rimanere impigliati. L’omicidio Basile ricalca alla perfezione il più classico dei copioni di quella provincia addormentata, dove il delitto sembra la più semplice delle cose. Quelle coltellate e quel sangue rimangono, però, una ferita aperta nella voglia di giustizia e verità di tanta altra gente che non vuole dimenticare.

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Quella dell’omicidio di Giuseppe Basile, infatti, è divenuta prima un’inchiesta e poi un processo che, come spesso accade, ha proiettato sul palcoscenico di un’aula di Tribunale, la storia, i vizi e le virtù di un’intera collettività. La morte di Peppino Basile, il muratore divenuto politico, metà Masaniello e metà Don Chisciotte, uomo dalle mille battaglie, osteggiato e spesso deriso, è sembrata quasi un peso fastidioso per la comunità ugentina e non solo. Peppino, forse, ha pagato a caro prezzo le sue battaglie e la voglia di non fare mai un passo indietro. 

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