Sabato, 18 Settembre 2021
Cronaca Ugento

Omicidio Basile: niente sangue su camicia e coltello

I Ris di Roma hanno reso ufficiale l'esito delle analisi. Nessuna traccia organica del politico di Ugento sugli oggetti rinvenuti. Ma le indagini sull'assassinio dell'esponente di Idv non si arenano

La camicia rinvenuta nelle campagne da tre esponenti di Idv.

Era ufficioso, adesso è confermato. Non ci sono tracce riconducibili al sangue di Peppino Basile sugli oggetti trovati nell'arco che corre da 300 ad un chilometro circa dalla sua abitazione di via Nizza, alla periferia Sud di Ugento. Completamente pulito il coltello, e non sarebbero tracce ematiche (quantomeno, non appartenenti alla vittima) quelle vistose macchie sulla camicia a quadri scovata nei campi dai suoi compagni di partito, Italia dei valori. Le analisi del Ris di Roma fugano i dubbi, ma anche alcune speranze, che si erano addensati negli ultimi giorni. E significano una cosa soltanto: le indagini ripartono da zero. Almeno per quel che può sembrare in apparenza. E' più che probabile che polizia e carabinieri abbiano, da tempo, altre piste roventi da seguire. Quelle già note, e forse qualcun'altra, più sottile e attendibile, e sulla quale vige un riserbo più stretto. Ciò non esclude a priori che il coltello a serramanico sia potenzialmente quello (perché potrebbero essere di più gli assassini e le armi impiegate) utilizzato nell'omicidio avvenuto nella notte fra sabato 14 e domenica 15 giugno.

Il coltello a serramanico, con impugnatura di madreperla, è stato rinvenuto da un finanziere la mattina del 18 giugno scorso nel suo fondo privato che sorge a circa un chilometro dal luogo dell'omicidio. Si trovava sotto un albero di ulivo e già ad una prima occhiata la lama, di oltre 12 centimetri e quindi compatibile con quella usata nell'agguato, appariva agli inquirenti pulita. L'assenza completa di tracce di sangue, riscontrata nei laboratori del Ris, dimostra quindi due cose: o il coltello è stato ripulito ad arte, oppure con l'omicidio c'entra ben poco. In questo secondo caso, dato che non è del proprietario del fondo, viene lecito domandarsi: come è finito lì, e perché?

Anche la camicia è frutto di un ritrovamento successivo. E' spuntata a circa 300 metri da casa di Basile, nelle campagne, sul ciglio di una strada che conduce a Salve. Si trovava insieme a fazzoletti sporchi, ad un calzino e ad altra immondizia. L'hanno trovata tre iscritti ad Idv: Gianni D'Agata di Lecce, Gianfranco Coppola di Ugento e Salvatore Di Mitri di Cavallino, dopo un superficiale sopralluogo nelle zone circostanti l'abitazione. Ma per quanto si è potuto apprendere al momento dalle fonti ufficiali, quelli che all'inizio sembravano schizzi di sangue, potrebbero essere comune terra. Di certo, non ci sarebbero elementi organici riconducibili al Dna del politico barbaramente assassinato sotto casa.

E allora, il mistero si fa ancora più fitto. Sono già state ascoltate oltre 150 persone che, per motivi diversi, dall'amicizia, alle battaglie politiche in consiglio comunale e provinciale, passando dalle diverse relazioni sentimentali intessute nel tempo e alle attività imprenditoriali, hanno avuto a che fare con Basile. Un panorama umano piuttosto vasto, come si vorrebbe nella miglior tradizione di un uomo votato alla vita pubblica, e che non sembra agevolare il lavoro degli investigatori. Non ci sono indagati ufficiali, al momento, nell'inchiesta condotta, con minuzia e particolare attenzione e delicatezza, dal pubblico ministero Giovanni De Palma. Ma solo diverse carte sequestrate, gli atti politici di Basile, che aveva un carattere tempestoso e assumeva posizioni di petto, e di recente altre anche un computer che i carabinieri hanno requisito nell'ufficio di Italia dei valori, a Palazzo dei Celestini.

Restano i tanti lati oscuri. Ed è difficile credere che qualcuno non abbia visto qualcosa. Ugento, quella sera, era particolarmente popolata. In piazza s'era tenuta la festa della Confraternita di Sant'Antonio, con un'esibizione de "I Calanti". Quando Basile è stato assassinato, intorno all'1,30, in molti stavano rientrando nelle loro abitazioni. E nonostante il politico locale abitasse in un luogo periferico, per agire, l'assassino (o i suoi assassini), non ha scelto una serata ideale. Alto il rischio di essere scoperto. Tanto più che la vittima è stata massacrata con quindici fendenti sotto un lampione che sorge nei pressi del cancello di casa e che rischiara dal buio uno spazio di circa cinque metri quadri. Un crimine maturato, com'è evidente, in mezzo ad ambienti che Basile doveva necessariamente conoscere. Ma per un movente che ancora non è limpido.

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