Giovedì, 13 Maggio 2021
Cronaca

Omicidio Bianco: condannato a trent'anni in abbreviato uno dei presunti autori

Trent'anni di reclusione. E' questa la sentenza del gup Giovanni Gallo nel giudizio con rito abbreviato per l'omicidio di Massimo Bianco, il 41enne ucciso nella campagne di Martano il 29 giugno 2012. Giudizio che vedeva imputato Antonio Gabrieli, martanese di 53 anni

LECCE – Trent’anni di reclusione. E’ questa la sentenza del gup Giovanni Gallo nel giudizio con rito abbreviato per l’omicidio di Massimo Bianco, il 41enne ucciso nella campagne di Martano il 29 giugno 2012. Giudizio che vedeva imputato Antonio Gabrieli, martanese di 53 anni, assistito dagli avvocati Alessandro Stomeo e Francesco Protopapa

Il gup ha condannato Gabrieli per omicidio aggravato dalla premeditazione, escludendo i futili motivi. Non sono state concesse, contrariamente a quanto chiesto dalla stessa accusa e dalla difesa, le attenuanti generiche. Una scelta che non sembra non aver tenuto conto dell’atteggiamento collaborativo tenuto dall’imputato, che con le sue dichiarazioni ha fornito elementi decisivi alle indagini. Una scelta dettata, con ogni probabilità, dal fatto che l'imputato ha fornito più che altro elementi a sua discolpa, senza quindi assumersi la responsabilità (nemmeno in parte) dei fatti contestati. La collaborazione, inoltre, è subentrata in presenza di un quadro indiziario già molto grave.

L’avvocato Alessandro Stomeo ha evidenziato, nella sua arringa difensiva, come il contributo fornito da Gabrieli sia stato determinante nel corso delle indagini e abbia permesso di ricostruire movente e dinamiche dell’omicidio. Il 53enne ha trovato il coraggio di rompere il muro di silenzi e paure (emblematica, in questo senso, la testa di maiale recapitata a casa della madre dell’altro imputato, Antonio Zacheo, 28enne, assistito dall’avvocato Dimitry Conte, che sarà giudicato con il rito ordinario dinanzi ai giudici della Corte d’assise) e collaborare con gli inquirenti.

Riguardo alla premeditazione il penalista leccese ha poi spiegato che Gabrieli non era a conoscenza del fatto che il 28enne fosse armato in quel drammatico pomeriggio d’estate, e che lo stesso abbia improvvisamente estratto la pistola e fatto fuoco. La benzina e la pistola sarebbero state occultate in una valigetta. L’avvocato Stomeo attenderà il deposito delle motivazioni della sentenza e poi impugnerà la stessa in appello.

Le indagini sono state condotte dai militari del nucleo investigativo dei carabinieri, guidato dal capitano Biagio Marro, con la collaborazione dei colleghi della compagnia di Maglie.

Quello di Bianco è un omicidio maturato, secondo l’ipotesi accusatoria, nell’ambito “di banali contrasti di natura personale ed economica”. E’ questo, infatti, uno dei passaggi chiave e degli aspetti più crudeli emersi dalle indagini coordinate dal procuratore aggiunto della Repubblica di Lecce Antonio De Donno. L’accusa aveva chiesto una condanna a vent’anni di reclusione. Una richiesta, quella del pubblico ministero, basata sulle aggravanti (premeditazione e futili motivi) e le attenuanti (lo status di incensurato e la collaborazione).

GABRIELI ANTONIO-5Di Massimo Bianco – che nell’ottobre del 2010 era stato arrestato per usura ed estorsione aggravata ai danni di un imprenditore neretino - si erano perse le tracce il 27 giugno. Il giorno dopo la moglie ne aveva segnalato la scomparsa e nel primo pomeriggio di sabato 29, a circa mezzo chilometro dal monastero dei Cistercensi ne fu rinvenuto il cadavere, semi-carbonizzato. L’autopsia condotta dal medico legale, Roberto Vaglio, ha poi confermato che il 41enne era stato ucciso con un solo colpo di pistola che aveva sfondato il cranio da destra verso sinistra e che non c’era stata alcuna precedente colluttazione.

I carabinieri hanno ascoltato più volte numerose persone cercando indizi ed informazioni utili. In particolare, la Nissan di Gabrieli è finita sotto sequestro già nelle ore immediatamente successive al ritrovamento del cadavere. Gli inquirenti, infatti, ritengono sia stato lui, che di mestiere fa il camionista, ad accompagnare Bianco sul luogo di un presunto appuntamento.

Lo avrebbe fatto, del resto, proprio con la complicità di Zacheo, che di Bianco era socio in una ditta dedita al commercio di materiale edile per la quale lavorava Gabrieli. Nei quattro interrogatori subiti il 53enne ha sempre negato di aver avuto rapporti di alcun tipo con Bianco e ha spiegato di aver trascorso con i due soci una parte della mattinata fino al momento del presunto appuntamento: lasciato Bianco nel posto indicato i due avrebbero passato altre ore insieme.

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