Omicidio Bianco, l'accusa chiede 20 anni in appello per uno degli imputati

Antonio Gabrieli è stato condannato a 30 anni in abbreviato per omicidio premeditato. Chiesta concessione delle attenuanti generiche

Il luogo dell'omicidio.

LECCE – Vent’anni di reclusione è la pena chiesta dal sostituto procuratore generale Ferruccio De Salvatore nel processo d’appello per l’omicidio di Massimo Bianco, il 41enne ucciso nelle campagne di Martano il 29 giugno 2012. Processo che vede imputato Antonio Gabrieli, martanese di 53 anni, assistito dall’avvocato Alessandro Stomeo. In primo grado, nel giudizio con rito abbreviato, Gabrieli è stato condannato a trent’anni dal gup Giovanni Gallo per omicidio aggravato dalla premeditazione.

Lo sconto di pena nella richiesta della pubblica accusa si basa sull’accoglimento parziale dei motivi d’appello proposti dalla difesa, riconoscendo all’imputato le attenuanti generiche equivalenti sulle aggravanti. Nelle questioni preliminari il sostituto pg ha chiesto che fossero acquisite agli atti la perizia cui è stato sottoposto l’altro imputato, Antonio Zacheo, 29enne, assistito dal professor Federico Grosso (del Foro di Torino) e dall’avvocato Salvatore Maggio (del Foro di Taranto) e la sentenza con cui è stato condannato a trent’anni. Una richiesta che ha trovato l’opposizione dell’avvocato Stomeo. La Corte (presieduta dal giudice Vincenzo Scardia) ha accolto l’opposizione e disposto che sia acquisito solo il dispositivo della sentenza. L’udienza è stata aggiornata al prossimo 21 marzo per la discussione della difesa. I famigliari della vittima si sono costituiti parte civile con gli avvocati Giancarlo Dei Lazzaretti e Cosimo Rampino.

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Quello di Bianco è un omicidio maturato, secondo l’ipotesi accusatoria, nell’ambito “di banali contrasti di natura personale ed economica”. E’ questo, infatti, uno dei passaggi chiave e degli aspetti più crudeli emersi dalle indagini coordinate dal procuratore aggiunto della Repubblica di Lecce Antonio De Donno. Di Massimo Bianco  si erano perse le tracce il 27 giugno. Il giorno dopo la moglie ne aveva segnalato la scomparsa e nel primo pomeriggio di sabato 29, a circa mezzo chilometro dal monastero dei Cistercensi ne fu rinvenuto il cadavere, semi carbonizzato. L’autopsia condotta dal medico legale, Roberto Vaglio, confermò che il 41enne era stato ucciso con un solo colpo di pistola che aveva sfondato il cranio da destra verso sinistra e che non c’era stata alcuna precedente colluttazione.

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