Omicidio Carmine Greco, condannati presunto mandante ed esecutore

Ergastolo per Marcello Padovano e condanna a 23 anni di reclusione per Nicola Greco. Questo il verdetto della Corte d'assise

LECCE – A distanza di un oltre un quarto di secolo, c’è una prima provvisoria verità processuale nell'omicidio di Carmine Greco, commesso il lontano 13 agosto del 1990. Ergastolo per Marcello Padovano, alias “brioscia” (assistito dall’avvocato Gabriele Valentini), ritenuto uno dei presunti mandanti del delitto; e condanna a 23 anni di reclusione (con le attenuanti generiche equivalenti sulle aggravanti) per Nicola Greco, il 44enne accusato di essere uno degli esecutori dell’omicidio. E’ questo il verdetto dei giudici della Corte d’Assise di Lecce, che hanno accolto in parte la richiesta del pubblico ministero Elsa Valeria Mignone, che ha chiesto l’ergastolo per Padovano e 28 anni per Greco, sottolineando l’atteggiamento collaborativo dimostrato quest’ultimo prima dell’inizio del dibattimento. Nei confronti delle due parti civili i giudici hanno riconosciuto una provvisionale di 100mila euro.

Marcello Padovano-4Greco, assistito dagli avvocati Ladislao Massari e Mario Coppola (che nella sua lunga e articolata arringa difensiva ha sottolineato il contributo fondamentale fornito dal suo assistito prima dell’istruttoria dibattimentale), ha già dichiarato in un memoriale consegnato agli inquirenti e in alcune dichiarazioni spontanee rilasciate in una precedente udienza, di aver “semplicemente” accompagnato sul luogo del delitto Carmelo Mendolia, convinto che dovesse solo dare una lezione a Carmine Greco. Il 44enne avrebbe dovuto solo accompagnare Mendolia a casa del suo omonimo. Il killer, però, avrebbe estratto la pistola e iniziato a sparare più volte. Circostanza confermata anche da Rosario Padovano, già condannato all'ergastolo come mandante del delitto di Greco nell'ambito dell'inchiesta sull'omicidio di Salvatore Padovano (alias Nino bomba, fratello di Rosario e storico boss della Scu).

Nicola Greco-2Sentito in videoconferenza, dalla casa circondariale in cui è detenuto, Padovano, dopo aver accusato dell’omicidio due persone decedute (che in base ai riscontri eseguiti non potevano aver commesso il delitto), ha affermato che a uccidere Carmine Greco era stato Carmelo Mendolia e che Nico Greco l’aveva accompagnato. Dichiarazioni, quelle del boss a capo dell’omonimo clan, che hanno sorpreso un po’ tutti i presenti in aula, al di fuori delle logiche criminali. “Bisogna ricercare la verità – ha detto Padovano in maniera sibillina – tra le mie verità”.

E’ stato lo stesso Mendolia, siciliano, oggi collaboratore di giustizia a svelare il mistero di quel delitto. “Raggiunsi l’abitazione di Greco a bordo di una Fiat Uno – ha raccontato il con lucida e spietata freddezza –, con un altro ragazzo. Dopo aver attirato la sua attenzione gli sparammo diversi colpi. Tutto avvenne a poca distanza dalla moglie e dal figlio della vittima”.

Un delitto, quello di Greco, avvenuto nell'ambito della gestione del traffico di sostanze stupefacenti. Greco, avrebbe “spacciato ingenti quantitativi di droga sul territorio di Gallipoli da “cane sciolto”, senza rendere conto della sua attività all'organizzazione”. Le indagini sull'omicidio, a distanza di quasi un quarto di secolo, sono state condotte dai carabinieri della sezione di polizia giudiziaria della Procura di Lecce (al comando del colonnello Antonio Massaro). Nei loro confronti è stata eseguita un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Vincenzo Brancato su richiesta del sostituto procuratore Elsa Valeria Mignone (Greco è attualmente detenuto, mentre Padovano è libero per motivi di salute). Un'inchiesta lunga e complessa, che a distanza di tanti anni ha ricostruito, tassello dopo tassello, contesto e modalità dell'omicidio, avvalorando o confutando le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia: Marco Barba, Franco Ventura, Simone Caforio e Giorgio Manis. Bisognerà attendere sessanta giorni per conoscere le motivazioni della sentenza. 

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