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Cronaca Copertino / Via San Cosimo

Agguato nella campagna copertinese. Due colpi, ucciso un 33enne con precedenti

Fabio Frisenda, originario della cittadina di San Giuseppe, è stato raggiunto da un colpo di arma da fuoco, nella tarda mattinata. E' spirato nonostante i tentativi di tenerlo in vita da parte dei sanitari del 118: le ferite all'addome non gli hanno lasciato scampo. Sul posto, carabinieri della tenenza locale e del Norm della compagnia di Gallipoli

COPERTINO – Il frinire delle cicale come una litania funebre e ossessiva che riecheggia nelle campagne assolate, tra distese di olivi e terra rossa, interrotte da case isolate e capannoni. Si è consumato sotto il sole feroce e abbacinante di un luglio torrido il quarto omicidio in pochi giorni dell’estate salentina. Un delitto capace di oscurare le immagini da cartolina del tacco d’Italia. Freddato in pieno giorno, da un colpo di arma da fuoco che non gli ha lasciato scampo. Fabio Frisenda, 33enne di Copertino, condannato per tentata estorsione ai danni di un impresario funebre (e arrestato per droga a febbraio scorso), è stato ammazzato in via San Cosimo, una strada nelle campagne della cittadina, interna e parallela alla strada provinciale 18, la via che conduce a Galatina.

Frisenda si trovava agli arresti domiciliari, per i suoi precedenti legati allo spaccio di stupefacenti. Gli era stato, tuttavia, rilasciato un permesso per recarsi al lavoro, in una ditta specializzata nella realizzazione di infissi in alluminio, situata proprio in via San Cosimo. Appena una mezzora prima dell'omicidio, intorno alle 12.25, i carabinieri hanno sottoposto a un controllo la vittima, che era regolarmente al lavoro. Intorno alle 13, il fatto di sangue. Per motivi ancora da stabilire (forse perché attirato in una trappola o semplicemente per l’approssimarsi della pausa pranzo), il 33enne si è allontanato dal capannone industriale dove lavorava. Ad attenderlo il suo assassino.

I due si sono affrontatati in un tratto di campagna distante circa duecento metri dall’azienda. Alla vista della pistola, con ogni probabilità, Frisenda ha tentato una fuga tanto disperata quanto inutile. Il killer ha sparato due colpi: il primo lo ha mancato, sibilando nel vento, mentre il secondo ha centrato l’uomo alla schiena, uscendo dall’emitorace sinistro. Il 33enne, seppur ferito, ha percorso poche decine di metri, prima di accasciarsi all’ingresso di un fondo agricolo. Gli esperti, che hanno scandagliato la zona con un metal detector, non hanno ritrovato alcun bossolo (segno che con ogni probabilità è stato utilizzato un revolver) e non hanno ancora recuperato le ogive,

F3380216-8EF3-4E7C-A477-548BD9DA15B7-2-2-2Le urla disperate di aiuto di Frisenda hanno attirato le attenzioni di alcuni vicini, che dall’ingresso della loro abitazione, a un centinaio di metri, hanno visto un uomo fuggire a piedi e la vittima barcollare tenendosi il petto, prima di crollare a terra. I primi a soccorrerlo, e a chiamare un’ambulanza, sono stati il proprietario di un’abitazione lì vicino e un ciclista, che transitava per la via dove è avvenuto l’omicidio. Il giovane, visibilmente sotto shock, è stato sentito dagli investigatori. I sanitari non hanno potuto far altro che costatare il decesso del 33enne. A stabilire la dinamica dell’omicidio è stata l'ispezione cadaverica eseguita, sul posto, dal medico legale Ermenegildo Colosimo.

Sul luogo dell'omicidio, oltre ai sanitari del 118, i carabinieri della tenenza di Copertino, assieme ai colleghi del Nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Gallipoli, guidati dal tenente Ferdinando Angeletti, e i militari del Reparto investigazioni scientifiche. A coordinare le indagini, il colonnello Saverio Lombardi, comandante del Reparto operativo; e il capitano Biagio Marro, a capo del Nucleo investigativo del comando provinciale dell'Arma. Nelle campagne teatro dell'agguato anche il procuratore aggiunto Antonio De Donno e il sostituto procuratore della Dda Guglielmo Cataldi, due dei magistarti più esperti e preparati della Procura leccese. Circa venti minuti dopo l’omicidio è toccato al fratello e al padre della vittima confrontarsi con la morte del loro Fabio, in quell’insieme di dolore, rabbia e impotenza che contraddistinguono ogni morte violenta e improvvisa.

Gli inquirenti stanno scavando a fondo nella vita del 33enne, soggetto legato alla criminalità locale. Piccoli precedenti che si sposano a fatica con un delitto consumato in pieno giorno, in un luogo che, seppur isolato, è crocevia di operai e proprietari delle villette sparse a ridosso delle campagne. Difficile capire cosa abbia armato la mano del sicario, se un regolamento di conti o vicende personali. Di sicuro chi ha affrontato Frisenda lo ha fatto a mano armata, sparando per uccidere, ad altezza d’uomo in quella che, almeno all’apparenza, sembra una vera e propria esecuzione. 

L'agguato di Copertino

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