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Operazione Maciste 2: colpo di scena in appello, assolto per un omicidio di Scu

Quello di Giovanni Corigliano, di Veglie, assassinato all'età di 26 anni il 5 novembre del lontano 1989, è un omicidio che a distanza di oltre vent'anni non ha ancora visto la parola fine negli uffici giudiziari. Ribaltata in appello la sentenza di prima grado. I giudici hanno assolto il 60enne Antonio Pulli, assistito dall'avvocato Andrea Starace

LECCE – E’ un delitto che riaffiora dagli abissi del tempo, capitoli di un romanzo criminale che ha insanguinato le strade del Salento. Quello di Giovanni Corigliano, di Veglie, assassinato all'età di 26 anni il 5 novembre del lontano 1989, è un omicidio che a distanza di oltre vent’anni non hanno ancora visto la parola fine negli uffici giudiziari.

I giudici della Corte d’assise d’appello di Lecce hanno ribaltato la sentenza di prima grado per l’omicidio di Giovanni Corigliano, assolvendo il 60enne Antonio Pulli, assistito dall’avvocato Andrea Starace. Nel giudizio con rito abbreviato il gup Simona Panzera aveva condannato l’imputato a 30 anni di reclusione. il procuratore generale Antonio Maruccia aveva chiesto la conferma della sentenza di primo grado.

Un delitto “svelato” grazie soprattutto alle dichiarazioni di Dario Toma, ex braccio destro di Gianni di De Tommasi, nome storico della Scu e “capo bastone” di Campi Salentina. I due furono arrestati per la prima volta nel dicembre del 1989, in una villa alla periferia di Gallipoli. Nel 2001, pochi mesi dopo l’ultimo arresto, Toma scelse di collaborare, fino a firmare una lunghe serie di deposizioni di fronte al pubblico ministero Giuseppe Capoccia.

Fu lo stesso Toma a condurre, nel settembre del 2001, gli inquirenti sul presunto luogo dove oltre dieci anni prima sarebbe stato seppellito Corigliano. Un viaggio inutile però, le spoglie dell’uomo non sono mai state ritrovate. Per quello stesso omicidio sono già stati condannati i fratelli Antonio e Cosimo D'Agostino, di Veglie. Ad accusare Pulli altri due ex collaboratori (nel frattempo scomparsi). L'avvocato Starace ha evidenziato, nella sua arringa difensiva, come il suo assistito, accusato nel 2009 di un delitto commesso vent'anni prima, non abbia potuto difendersi in maniera adeguata, confutando le dichiarazioni dei suoi accusatori. Inoltre le versioni di Toma e degli altri due erano in contrasto tra di loro, su presunto mandante ed esecutori materiali del delitto. 

L’omicidio Corigliano rientra nella cosiddetta operazione “Maciste”, coordinata dal sostituto procuratore della Dda di Lecce Guglielmo Cataldi, e incentrata sui principali capi storici della frangia leccese della Sacra Corona Unita e su gli omicidi scaturiti nella lotta per l’egemonia criminale nella faida tra i clan di Lecce-Campi e Surbo. Si tratta della prima fase dell’epopea della Scu salentina, quella dell’affermazione sul territorio con l’eliminazione dei rivali. Negli anni successivi i clan avrebbero iniziato una lotta sanguinosa per il controllo della provincia e dei traffici illeciti, lastricando di sangue e di morte le strade del Salento. Sullo sfondo la lotta per il traffico degli stupefacenti, vendette, spaccature all'interno delle organizzazioni e il passaggio a quelle “nemiche”.

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