Mercoledì, 16 Giugno 2021
Cronaca

Omicidio della piccola Angelica, condannato a 16 anni uno degli assassini

Lugi De Matteis, reo confesso, è accusato del duplice omicidio di Paola Rizzello e di sua figlia che aveva appena due anni

LECCE - C'è un nuovo importante verdetto in uno dei delitti più atroci e crudeli mai avvenuti nel Salento. Il gup Vincenzo Brancato ha condannato il reo confesso Luigi De Matteis a 16 anni e otto mesi per il duplice omicidio di una bimba di poco più di due anni, Angelica Pirtoli, e di sua madre. Paola Rizzello (di appena 27 anni) e sua figlia Angelica furono uccise la sera del 20 marzo 1991. Un duplice omicidio legato alla criminalità organizzata e alla Sacra corona unita. Uno dei delitti di mafia più feroci nella storia del crimine.

Per quel duplice omicidio sono stati già condannati all'ergastolo (con sentenza divenuta definitiva dopo il pronunciamento della Cassazione nel 2003) i mandanti di quell'omicidio: Luigi Giannelli, 56 anni; sua moglie Anna De Matteis, 52enne e Donato Mercuri, 51 anni, uomo di fiducia del boss Giannelli.

Fu proprio De Matteis (fratello di Anna e cognato di Giannelli) a raccontare il 25 maggio del 1999, in una lunga e spietata deposizione dinanzi ai giudici della Corte d'Assise di Lecce, i particolari del duplice omicidio che pesava come un macigno sulla sua coscienza: "Già quando stavo fuori stavo pensando su questo fatto, nnu cè la facia chiui cu tegnu questo segreto qua, anche perché ci ho due figlie ed ogni volta che io le guardavo...". Un chiamata in correità che, dopo tanti anni, ha portato all'arresto di Biagio Toma, 47enne. Toma (giudicato con il rito ordinario, il processo è in corso) è accusato di aver massacrato una bimba di poco più di due anni, Angelica Pirtoli, prima ferita e lasciata agonizzante sul cadavere della madre (assassinata a colpi di fucile), e poi, a distanza di poco più di un'ora, afferrata per un piedino, quello già ferito, e sbattuta ripetutamente contro un muro, come un pupazzo gettato via dopo un gioco perverso e crudele.

Il 25 maggio 1999, poco dopo mezzogiorno, De Matteis svelò, in un'aula di Corte d'Assise attonita, dove rabbia e indignazione si mischiarono alle lacrime, i particolari dell'assurda inaudita ferocia con cui fu ammazzata la piccola Angelica: "Biagio Toma è sceso dalla macchina, ha preso la bambina per i piedi e l'ha sbattuta quattro-cinque volte vicino al muro e niente, cioè era morta la bambina". Angelica, ferita a un piede e in lacrime, fu assassinata con una crudeltà inaudita. Il racconto dell'orrore proseguì, svelando i particolari con cui i due si erano liberati dei cadaveri, dopo averli bruciati: "Abbiamo preso la Rizzello, che era bruciata e quando l'abbiamo presa si è spezzata in due e l'abbiamo buttata nella cisterna". Il "pentito precisò che "Toma la teneva dalle braccia e lui per i piedi, lo scheletro si spezzò all'altezza del bacino e per terra era rimasta della pelle incollata". Poi fu la volta della bimba: "C'era la bambina... siccome lì vicino c'erano dei sacchetti di plastica dei contadini, di concime, cose, si è preso un sacchetto, si è messa la bambina e l'abbiamo portata dove è stata ritrovata".

I resti della donna furono recuperati il 19 febbraio del 1997, all'interno di una cisterna nel comune di Parabita, in località contrada Tuli (meglio conosciuta come "Santa Teresa", lungo la strada vecchia per Alezio), dove fu rinvenuto uno scheletro con il solo teschio parzialmente integro ed alcuni monili d'oro. Oltre all'apparato scheletrico, al teschio, a poche ciocche di capelli e ad alcuni oggetti d'oro, furono rinvenute parti di alcuni indumenti femminili: la parte elastica di un reggiseno, due spalline, filamenti di calze collant ed un paio di scarpe del tipo polacchine in camoscio. I successivi accertamenti medico-legali, nonché quelli di odontoiatria forense comparativa, consentirono di affermare che i resti in esame appartenevano in vita proprio a Paola Rizzello, il cui decesso, causato da un colpo d'arma da fuoco esploso in prossimità dell'articolazione sternale, si era verificato in un lasso di tempo compreso tra i 5 e i 10 anni precedenti, quindi compatibile con l'epoca della sua scomparsa, avvenuta il 20 marzo 1991.

Paola era stata gettata, come un fagotto, all'interno della vasca. Fu necessario attendere altri due anni, fino al 5 maggio 1999, per ritrovare i resti di Angelica, proprio grazie alle deposizioni di De Matteis. Per otto anni la sua tomba fu un'anonima collinetta rocciosa spersa nelle campagne di Matino, ai piedi di un pino: un buco profondo due metri e ricoperto di terreno indurito dal tempo. Il corpicino era stato nascosto in un sacco di juta, un fagotto in cui mani feroci avvolsero il corpo di una bambina morta ad appena due anni e mezzo da chi, dopo averla rapita, non sapeva che cosa farne. Fu trovata a un paio di chilometri dalla vecchia cisterna dove avevano recuperato il corpo della mamma.

La nuova inchiesta è nata dunque anche dagli atti processuali che hanno portato alla condanna dei mandanti del duplice omicidio. In quei faldoni si trova la ricostruzione e l'identità dei presunti autori di un delitto feroce. Dopo tanti anni e dopo essere passata su diverse scrivanie, l'inchiesta è tornata allo stesso pubblico ministero che coordinò le indagini che portarono alla condanna del boss e della sua spietata compagna, e del suo luogotenente. Fu proprio il sostituto procuratore Giuseppe Capoccia a raccogliere il "pentimento" di Luigi De Matteis e a dare, attraverso le sue dichiarazioni, una svola alle indagini. Grazie al paziente lavoro d'indagine dei carabinieri del Ros ora il cerchio sembra dunque chiudersi. Per Angelica, vittima innocente delle spietate logiche della criminalità e sua madre Paola, potrebbe esserci finalmente giustizia.

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