Omicidio della piccola Angelica, la difesa al Riesame: collaboratore inattendibile

E' stato il giorno del Riesame per Biagio Toma, il 47enne accusato di essere uno dei presunti autori materiali di uno dei delitti più atroci e crudeli mai avvenuti nel Salento. Toma è accusato di aver massacrato una bimba di poco più di due anni, Angelica Pirtoli, la sera del 20 marzo 1991

LECCE – E’ stato il giorno del Riesame per Biagio Toma, il 47enne accusato di essere uno dei presunti autori materiali di uno dei delitti più atroci e crudeli mai avvenuti nel Salento. Toma è accusato di aver massacrato una bimba di poco più di due anni, Angelica Pirtoli, prima ferita e lasciata agonizzante sul cadavere della madre (assassinata a colpi di fucile), e poi, a distanza di poco più di un’ora, afferrata per un piedino, quello già ferito, e sbattuta ripetutamente contro un muro, come un pupazzo gettato via dopo un gioco perverso e crudele.

Paola Rizzello (di appena 27 anni) e sua figlia Angelica furono uccise la sera del 20 marzo 1991. Un duplice omicidio legato alla criminalità organizzata e alla Sacra corona unita. Uno dei delitti di mafia più feroci nella storia del crimine. Toma ha negato ogni addebito sin dalla notifica dell’ordinanza di custodia cautelare, affermando di non avere nulla a che fare con l’omicidio di Angelica Pirtoli e di essere profondamente addolorato, anche come padre, da una simile accusa. Fu il presunto complice del 47enne, Luigi De Matteis, a raccontare il 25 maggio del 1999, in una lunga e spietata deposizione dinanzi ai giudici della Corte d’Assise di Lecce, i particolari del duplice omicidio che pesava come un macigno sulla sua coscienza: “Già quando stavo fuori stavo pensando su questo fatto, ciè nnu la facia chiui cu tegnu questo segreto qua, anche perché ci ho due figlie ed ogni volta che io le guardavo..”. Una chiamata in correità che, dopo tanti anni, ha portato all’arresto di Toma.

Il legale di Toma, l’avvocato Walter Zappatore, ha evidenziato, in circa un’ora di discussione dinanzi ai giudici del Riesame, l’assoluta estraneità del suo assistito ai fatti contestati. In particolare come i riscontri alle parole di De Matteis, incentrati sulle dichiarazioni di un altro collaboratore di giustizia, Massimo Donadei, siano da ritenersi inattendibili e piene di contraddizioni. Donadei, infatti, fu arrestato a maggio 2011 dai carabinieri di Casarano nel blitz dell’operazione Bamba. Nel corso delle indagini emerse anche un traffico internazionale di armi che sarebbero servite, secondo gli investigatori dell'Arma, per pianificare proprio l'omicidio di Biagio Toma, definito un rivale del clan Donadei di Parabita.

A documentare i rapporti tesi tra i due anche una risa avvenuta in carcere. In sei mesi di intercettazioni nell’ambito dell’operazione Bamba, Donadei avrebbe sempre definito Toma come un “traditore”, ritenendolo vicino agli inquirenti, senza mai fare alcun riferimento (così come i suoi sodlai) all’omicidio di Angelica Pirtoli. L’avvocato Zappatore ha poi evidenziato come sotto il profilo giuridico l’ordinanza sia da ritenersi priva di fondamento. La decisone dei giudici è attesa per le prossime ore.

Toma sta scontando una precedente condanna e a breve avrebbe lasciato il carcere. Sono state le indagini dei carabinieri del Ros di Lecce (guidati dal colonnello Paolo Vincenzoni e dal capitano Marco Ancora) a portare alla nuova un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Simona Panzera nella nuova inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Giuseppe Capoccia, pubblico ministero anche nel processo che portò alla condanna dei mandanti di quel duplice omicidio. Gli uomini del Ros (Raggruppamento Operativo Speciale) hanno pazientemente ricostruito le fasi di quel terribile duplice omicidio,

biagio toma-4-3Significative le parole del gip nell’ordinanza: “… Il lungo lasso di tempo trascorso dai fatti (…) non può velare l'abominio compiuto. Nella storia criminale nazionale non si ricordano condotte comparabili con quelle tanto sprezzanti del dolore innocente di una bambina di due anni, rimasta ferita in maniera non grave al piedino, lasciata disperata, nottetempo al buio in campagna, accanto al cadavere della madre ammazzata (un teste aveva ricordato di aver udito nel buio un cagnolino che ululava!) e quindi uccisa, senza nemmeno la pietà che si usa verso gli ovini”. “I mandanti dell'omicidio della Rizzello – scrive il gip –scontano già da anni la giusta pena dell'ergastolo. Sino ad ora era mancata alla parola di Luigi De Matteis (reo confesso) il riscontro idoneo a concretizzare l'accusa contro Biagio: Toma (…) le inaspettate conferme degli ultimi mesi … consentono finalmente di avanzare una richiesta cautelare che attenui l’orrore dell’intera comunità salentina. …”.

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Già condannati all’ergastolo (con sentenza divenuta definitiva dopo il pronunciamento della Cassazione nel 2003) i mandanti di quell’omicidio: Luigi Giannelli, 56 anni; sua moglie Anna De Matteis, 52enne e Donato Mercuri, 51 anni, uomo di fiducia del boss Giannelli.

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