Omicidio di Copertino, in abbreviato l'accusa chiede l'ergastolo per Luigi Margari

Oggi, a distanza di poco più di un anno dal delitto (era il 4 luglio 2014), l’accusa rappresentata dal pubblico ministero Guglielmo Cataldi, ha chiesto l’ergastolo per Luigi Margari, il 34enne di Copertino accusato dell'omicidio di Fabio Frisenda. L'imputato ha scelto di esser giudicato con il rito abbreviato dinanzi al gup Antonia Martalò

Il luogo del delitto.

LECCE – Il frinire delle cicale come una litania funebre che riecheggia nelle campagne assolate, tra distese di olivi e terra rossa, interrotte da case isolate e capannoni. Si consumò sotto il sole feroce e abbacinante di un luglio torrido (era il 2014) l’omicidio di Fabio Frisenda, 33enne di Copertino, freddato in pieno giorno in via San Cosimo, una strada nelle campagne di Copertino. La vittima fu uccisa da un colpo di arma da fuoco che riecheggiò nel silenzio assordante e metafisico della controra, e che non gli lasciò scampo. Perchè c'è sempre un silenzio assordante a precedere le umane tragedie.

Oggi, a distanza di poco più di un anno, l’accusa rappresentata dal pubblico ministero Guglielmo Cataldi, ha chiesto l’ergastolo per l’autore di quell’omicidio, Luigi Margari, il 34enne di Copertino che ha scelto di esser giudicato con il rito abbreviato dinanzi al gup Antonia Martalò. Margari è assistito dall’avvocato Elvia Belmonte, che discuterà nella prossima udienza.

Frisenda si trovava agli arresti domiciliari, per i suoi precedenti legati allo spaccio di stupefacenti. Gli era stato, tuttavia, rilasciato un permesso per recarsi al lavoro, in una ditta specializzata nella realizzazione di infissi in alluminio, situata proprio in via San Cosimo. Appena una mezzora prima dell'omicidio, intorno alle 12.25, i carabinieri lo avevano sottoposto a un controllo la vittima, che era regolarmente al lavoro. Intorno alle 13, il delitto.

Margari ha sempre sostenuto che alla base dell’omicidio vi sia la pista passionale, e di aver incontrato per caso la vittima, dopo molti mesi, e di avergli chiesto conto delle presunte avance fatte alla sua compagna quando si trovava in ospedale dopo esser stato gravemente ferito in un agguato. Tra i due sarebbe nato un furioso litigio, poi degenerato. L’assassino, accecato dalla rabbia e dalla gelosia, avrebbe esploso due colpi di arma da fuoco: Frisenda fu colpito da un solo proiettile (un secondo colpo andò a vuoto) che lo centrò alla schiena e fuoriuscì dall’emitorace sinistro. Poi, dopo aver nascosto l’arma, fuggì a bordo della sua auto.

Al gip, nel corso di un lungo interrogatorio Margari confermò la pista passionale di un rancore covato per due anni, dall’agosto del 2012, data della sparatoria in cui fu raggiunto da cinque proiettili. Una tesi che, però, non sembra convincere gli inquirenti. Quello di Margari è un nome e un volto assai conosciuto nella città di San Giuseppe, soprattutto per i modi violenti e la spregiudicatezza, oltre che per il background criminale. Difficile ipotizzare che uno come Margari potesse attendere due anni prima di consumare la propria vendetta. Più probabile, che a dare origine all’omicidio ci siano contrasti con la famiglia della vittima. Nella vicenda, per evitare gravi conseguenze, si sarebbe intromesso Fabio Frisenda, Un’ingerenza che potrebbe aver pagato con la vita. L’omicidio potrebbe essere anche scaturito per vicende legate al mercato della droga.

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Nelle indagini, condotte dal colonnello Saverio Lombardi, comandante del Reparto operativo, e dal capitano Biagio Marro, a capo del Nucleo investigativo del comando provinciale dell'Arma (ufficiali con una lunga serie di casi risolti) sono stati vagliati e analizzati tutti gli elementi: tabulati telefonici, riscontri tecnici e testimonianze. In particolare, è emerso un litigio tra Margari e Frisenda alcuni giorni prima dell’omicidio.

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