Omicidio di Gallipoli, Barba dinanzi al gup. Figlia chiede il patteggiamento

E’ slittata a gennaio l’udienza preliminare per Marco Barba, alias “Tannatu”, il 44enne gallipolino accusato dell’omicidio di Khalid Lagraidi

LECCE – E’ slittata a gennaio l’udienza preliminare per Marco Barba, alias “Tannatu”, il 44enne gallipolino accusato dell’omicidio di Khalid Lagraidi. Un rinvio causato da un difetto di notifica alle parti civili. Barba, assistito dall’avvocato Fabrizio Mauro, è accusato di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi e di occultamento di cadavere. Reato, quest’ultimo, contestato anche alla figlia di Barba, Rosalba. La donna, assistita dall’avvocato Amilcare Tana, ha chiesto di patteggiare una condanna a un anno e mezzo di reclusione. Sulla richiesta, che ha già ottenuto parere favorevole da parte del pubblico ministero Alessio Coccioli, il gup si esprimerà nella prossima udienza, in cui il principale imputato potrebbe chiedere il giudizio abbreviato.

E’ stata proprio la figlia, tormentata dal rimorso, a recarsi dai carabinieri per denunciare l’omicidio. La giovane donna, accusata di concorso in occultamento di cadavere, ha poi confermato le accuse in sede di incidente probatorio nel marzo scorso. Da lì si è sviluppata l’indagine coordinata dal pubblico ministero Alessio Coccioli e condotta dai carabinieri di Gallipoli, guidati dal tenente Francesco Battaglia, che ha portato all’esecuzione nei confronti del 44enne di un’ordinanza di custodia cautelare inBARBA MARCO.-3 carcere per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi. Nel corso dell’interrogatorio, però, è stato il padre ad accusare la figlia, raccontando al giudice che la stessa avrebbe avuto un ruolo attivo nell’omicidio e nel tentativo di far “sparire” il cadavere, immerso in un fusto pieno di acido.

L’omicidio risale allo scorso 23 giugno. A incastrare l'assassino anche alcune intercettazioni ambientali in carcere, registrate nel corso dei colloqui tra Barba e la moglie. Secondo l’accusa, per disfarsi del corpo del marocchino il 44enne si sarebbe procurato, oltre bidone e alla calce, anche un centinaio di bottiglie di acido muriatico. Una soluzione che avrebbe eliminato, secondo i suoi piani, ogni traccia. Tesi che avvalora secondo gli inquirenti la premeditazione.

“U Tannatu” in sede di interrogatorio di garanzia ha spiegato di aver agito per gelosia, dopo aver scoperto che la figlia Rosalba aveva intrecciato una relazione sentimentale con la vittima.

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