Omicidio di Gallipoli, pm: "Ergastolo per Marco Barba". Figlia chiede il patteggiamento

La Procura ha invocato il carcere a vita per "U tannatu", accusato dell'omicidio di Khalid Lagraidi. La decisione del gup è attesa per il 23 marzo

Il luogo del ritrovamento del cadavere.

LECCE – Il pubblico ministero Alessio Coccioli ha chiesto l’ergastolo nel giudizio abbreviato a carico di Marco Barba, alias “Tannatu”, il 44enne gallipolino accusato dell’omicidio di Khalid Lagraidi. Bisognerà attendere però il 23 marzo, data della prossima udienza, per conoscere la decisione del giudice. Il gup Carlo Cazzella, che ha respinto la richiesta di abbreviato condizionato da una perizia psichiatrica per Barba, assistito dall’avvocato Fabrizio Mauro, deciderà nelle prossime settimane per l’accusa di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi e di occultamento di cadavere. Reato, quest’ultimo, contestato anche alla figlia di Barba, Rosalba.

La donna, assistita dall’avvocato Amilcare Tana, ha chiesto di patteggiare una condanna a un anno e mezzo di reclusione. Sulla richiesta, che ha già ottenuto parere favorevole da parte del pubblico ministero Alessio Coccioli, il gup si esprimerà sempre nella prossima udienza.

E’ stata proprio la figlia, tormentata dal rimorso, a recarsi dai carabinieri per denunciare l’omicidio. La giovane donna, accusata di concorso in occultamento di cadavere, ha poi confermato le accuse in sede di incidente probatorio nel marzo scorso.

Da lì si è sviluppata l’indagine coordinata dal pubblico ministero Alessio Coccioli e condotta dai carabinieri di Gallipoli, guidati dal capitano Francesco Battaglia, che ha portato all’esecuzione nei confronti del 44enne di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi. Nel corso dell’interrogatorio, però, è stato il padre ad accusare la figlia, raccontando al giudice che la stessa avrebbe avuto un ruolo attivo nell’omicidio e nel tentativo di far “sparire” il cadavere, immerso in un fusto pieno di acido.

Barba Marco-8L’omicidio risale allo scorso 23 giugno. A incastrare l'assassino anche alcune intercettazioni ambientali in carcere, registrate nel corso dei colloqui tra Barba e la moglie. Secondo l’accusa, per disfarsi del corpo del marocchino il 44enne si sarebbe procurato, oltre bidone e alla calce, anche un centinaio di bottiglie di acido muriatico. Una soluzione che avrebbe eliminato, secondo i suoi piani, ogni traccia. Tesi che avvalora secondo gli inquirenti la premeditazione.

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“U Tannatu” in sede di interrogatorio di garanzia ha spiegato di aver agito per gelosia, dopo aver scoperto che la figlia Rosalba aveva intrecciato una relazione sentimentale con la vittima.

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