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Martedì, 7 Dicembre 2021
Cronaca Gallipoli

Omicidio di Gallipoli: Marco Barba respinge le accuse: "Mia figlia mente"

Interrogatorio in carcere per "Tannatu", accusato dell’omicidio dell’uomo ritrovato in un bidone di metallo a Gallipoli

LECCE – Un lungo interrogatorio in cui ha professato la propria innocenza, accusando la figlia di mentire, forse per “coprire” qualcuno. Dal carcere di Taranto, dove si trova recluso per altri fatti, Marco Barba, alias “Tannatu”, 43enne di Gallipoli. Ha respinto ogni accusa, negando di essere l’autore dell’omicidio dell’uomo ritrovato in un bidone di metallo a Gallipoli la notte del 30 gennaio, all’interno di una pineta nei pressi di via Mahatma Ghandi. Un corpo che, con ogni probabilità, appartiene a Khalid Lagraidi, il 41enne di origine marocchina residente a Lecce, di cui si sono perse le tracce il 23 giugno scorso.

Barba è stato interrogato, alla presenza del suo legale, dal sostituto procuratore della Dda Alessio Coccioli, che coordina le indagini condotte dai carabinieri del Nucleo investigativo e dai colleghi di Gallipoli, che stanno cercando di fare luce su un giallo dai contorni tanto oscuri quanto misteriosi. Ad accusare “Tannatu” è stata sua figlia Rosalba, accusata di concorso in occultamento di cadavere. E’ stata lei a presentarsi in caserma dai carabinieri a Gallipoli e a condurli sul luogo dove è stato trovato il cadavere.

L’autopsia, eseguita dal medico legale Roberto Vaglio, ha stabilito che a uccidere la vittima sono stati numerosi colpi inferti, con un oggetto contundente, al capo. Forse un bastone, una spranga o un masso, che hanno provocato lesioni mortali nella zona frontale e parietale. Il corpo, oltre a presentare lesioni compatibili con l’immersione nell’acido, che ha parzialmente distrutto tessuti e tratti somatici, era in evidente stato di decomposizione.

Un giallo che ruota inevitabilmente intorno alla figura della famiglia Barba, un nome che ha segnato la storia criminale della “città bella”, con un rimpallo di accuse tra padre e figlia. Un delitto su cui gli inquirenti vogliono al più presto fare luce, stabilendo innanzitutto il movente.

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