Omicidio di Noemi, l'autopsia non scioglie i dubbi legati alla morte

Bisognerà attendere l'esito degli esami per stabilire le modalità del delitto. L'esame, lungo e complesso, ha comunque evidenziato numerose lesioni

LECCE – Non sono state sufficienti oltre sette ore per stabilire la causa della morte di Noemi Durini, la 16enne di Specchia assassinata e ritrovata mercoledì scorso nelle campagne di Castrignano del Capo a distanza di dieci giorni dalla scomparsa. L’autopsia, eseguita dal medico legale Roberto Vaglio, non ha infatti sciolto i dubbi legati all’omicidio. All’esame autoptico era presente anche il professor Francesco Introna, consulente di parte nominato dalla famiglia della vittima. Il medico legale barese, uno dei massimi esperti in materia, ha definito prematura ogni ipotesi, spiegando come a rendere difficile l’autopsia siano state le condizioni del corpo della povera ragazza, in avanzato stato di decomposizione. “E’ inutile fare elucubrazioni – ha spiegato Introna –, saranno gli esami a parlare.

L’esame ha comunque confermato alcune lesioni al collo compatibili con delle ferite da arma da taglio, e alcune alla testa riconducibili all’utilizzo di un corpo contundente come una pietra. Ipotesi che collimerebbero con quanto dichiarato dal fidanzato della vittima, il 17enne di Montesardo che agli inquirenti ha raccontato di aver colpito Noemi prima con un coltello e poi con delle pietre. Bisognerà comunque attendere l’esito degli esami istologici, previsti tra sessanta giorni, per avere risposte certe sulle modalità del delitto. Il dottor Vaglio, esperto nominato dalla Procura, ha eseguito una lunga serie di prelievi e accertamenti, anche per isolare eventuali tracce di Dna non riconducibili alla ragazza brutalmente assassinata. Domani alle 16 sono previsti i funerali della 16enne.

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Le indagini intanto proseguono per far luce su alcuni lati oscuri della vicenda, a cominciare dall’arma del delitto, un coltello che il 17enne ha detto di aver nascosto in un luogo di cui non ricorda l’ubicazione. Uno dei tanti punti controversi nella versione fornita dal ragazzo di Montesardo. Si indaga per stabilire la presenza di eventuali complici, ricostruendo ogni spostamento e presenza sospetta la notte dell’omicidio, lungo la strada che da Specchia conduce verso Leuca, precisamente in contrada San Giuseppe a Castrignano del Capo. Sul piano investigativo sembra affievolirsi sempre più il presunto coinvolgimento del padre del 17enne, B.M., già iscritto nel registro degli indagati presso la Procura ordinaria.

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