Giovedì, 13 Maggio 2021
Cronaca

Omicidio di Ruffano, condanna a 23 anni in primo grado per Valentini

Condanna a 23 anni di reclusione per Michele Espedito Valentini, il 28enne di Supersano accusato dell'omicidio di Roberto Romano e del ferimento di Dario Traversa, avvenuti il 24 marzo 2012. La sentenza è stata emessa dai giudici della Corte d'assise di Lecce

LECCE – Condanna a 23 anni di reclusione per Michele Espedito Valentini, il 28enne di Supersano accusato dell’omicidio di Roberto Romano e del ferimento di Dario Traversa, avvenuti il 24 marzo 2012. La sentenza è stata emessa dai giudici della Corte d’assise di Lecce (presieduta da Roberto Tanisi) dopo alcune ore di camera di consiglio (riconosciute all'imputato le attenunanti generiche).

L’accusa aveva chiesto una condanna a trent’anni. Traversa, accusato di favoreggiamento personale per non aver rivelato agli inquirenti l’identità di Valentini (per lui, assistito dall’avvocato Francesco Vergine, il pubblico ministero Roberta Licci aveva chiesto una condanna a cinque anni di reclusione), è stato condannato a 3 anni e quattro mesi. Nei confronti della famiglia della vittima, che si è costituita parte civile con l’avvocato Luigi Covella, è stata riconosciuta una provvisionale di 25mila euro.

La difesa di Valentini, rappresentata dagli avvocati Mario Coppola e Francesca Conte, ha evidenziato che non vi fu alcuna volontà omicidiaria in quel pomeriggio di sangue. Valentini, infatti, fu convocato a casa di Romano e fece fuoco dopo essere stato aggredito. Una tesi avvalorata dai riscontri balistici secondo cui l’imputato si trovava a terra al momento della sparatoria (a un’altezza vicina ai novanta centimetri dal suolo), chiuso in una sorta di cul-de-sac, ossia la camera da letto, dove a fronteggiarlo (vicino alla porta) vi erano due persone prestanti fisicamente. I colpi sarebbero partiti accidentalmente e, visti gli spazi ristretti e i corpi in movimento, di certo non vi poteva essere l’intenzione di colpire organi vitali.

Quella di Valentini fu, per la difesa, un’azione disperata al culmine di una violenta discussione, in cui la situazione sarebbe degenerata e il 28enne avrebbe esploso alcuni colpi di pistola nella stanza da letto della vittima. Romano sarebbe poi deceduto durante il trasporto in ospedale, mentre Traversa rimasesto ferito al femore sinistro. Non vi è stata, dunque, alcuna intenzionalità o intento doloso. La stessa condotta del 28enne, tornato sul luogo del delitto poco dopo, dimostra lo stato confusionale in cui si trovava. Per questi motivi l’avvocato Coppola ha chiesto che al suo assistito sia riconosciuto l’eccesso colposo di legittima difesa o, in extrema ratio, l’omicidio preterintenzionale. 

Valentini fu arrestato alcuni giorni dopo l’omicidio, quando si consegnò ai carabinieri di Maglie, dove ad attenderlo c’era il suo legale, l’avvocato Mario Coppola. Nei suoi confronti il gip Carlo Cazzella aveva emesso, il 31 marzo 2011, un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Il 27enne era irreperibile da una decina di giorni. Il 27enne spiegò ai magistrati di aver intrapreso, già da un po’ di tempo, una relazione con la moglie della vittima. Relazione di cui probabilmente Romano aveva saputo, anche perché aveva notato Valentini aggirarsi, il giorno dell’omicidio, nei pressi della sua abitazione. Nel pomeriggio Roberto Romano si sarebbe recato a casa del suo rivale invitandolo a casa per un chiarimento. “Non doveva succedere – affermò il 27enne –, è stata una tragedia”.

I sospetti dei carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Lecce, guidati dal capitano Biagio Marro, si sono indirizzati quasi subito su Valentini. Nonostante la complessità della vicenda e il contesto di silenzi e connivenze in cui il grave fatto di sangue si è consumato, sono bastate meno di 24 ore, infatti, per tracciare un profilo del presunto assassino e del possibile movente. La ricostruzione dei fatti è partita dall'analisi della scena del crimine, che ha permesso di ipotizzare una conoscenza e una frequentazione del killer con Romano e Traversa, tale da giustificare l'ingresso in casa. Da qui, la minuziosa indagine dei militari, che hanno riscontrato notevoli difficoltà a causa della reticenza di diversi residenti nella zona a esporsi. Indagine serrate e articolate che hanno trovato riscontro negli inquirenti.

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