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Lunedì, 27 Giugno 2022
Cronaca Copertino

Omicidio dell’ex carabiniere, Michele Aportone diventa l’unico indagato

Chiusa l’inchiesta sul caso di Silvano Nestola, freddato a colpi di fucile la sera dello scorso 3 maggio, a Copertino. La Procura ha chiesto l’archiviazione per la moglie del presunto assassino

COPERTINO - Sono state chiuse le indagini preliminari nei riguardi di Michele Aportone, il 70enne di San Donaci accusato di aver assassinato con un fucile da caccia Silvano Nestola, ex carabiniere di 45 anni, la sera dello scorso 3 maggio, mentre lasciava casa della sorella col figlio di undici anni, a Copertino.

L’atto è stato notificato nelle scorse ore all’uomo che, assistito dall’avvocata Francesca Conte, ora avrà venti giorni di tempo per chiedere di essere interrogato o produrre memorie a sua discolpa.

Esce invece dall’inchiesta la moglie Rossella Manieri, di 62 anni. Per lei la pubblico ministero Paola Guglielmi, titolare del fascicolo con il collega Alberto Santacatterina, ha stralciato la posizione e chiesto l’archiviazione al gip.

La donna era finita sul registro come complice del coniuge, essendo emersa durante gli accertamenti (in particolare da un file audio trovato nel cellulare di Nestola), la sua ostilità nei riguardi della vittima che aveva invitato in più occasioni, con toni piuttosto duri, a tenersi lontano dalla figlia con cui aveva allacciato una relazione sentimentale.

Ma  gli elementi finora raccolti sono risultati insufficienti a sostenere l’accusa in giudizio.

Resta dunque Aportone l’unico indagato nel procedimento.

Gli inquirenti non hanno dubbi  sulla sua responsabilità: avrebbe “eliminato” Nestola perché non accettava il rapporto con la figlia Elisabetta, di 36 anni, e nella cui autovettura aveva piazzato un gps proprio per monitorare, insieme alla consorte, ogni suo spostamento.

In soli 35 giorni (dal 27 marzo al 2 maggio del 2021) la posizione della vettura utilizzata dalla donna fu controllata 571 volte dall’utenza in uso a Manieri (più di sedici volte al giorno, una volta ogni ora e mezza) e 134 dall’utenza in uso al 70enne (quasi quattro volte al giorno).

Stando alle indagini, per raggiungere il luogo del delitto, avrebbe usato due mezzi: un furgone con il quale avrebbe compiuto solo una parte del tragitto per Leverano, e successivamente lo scooter caricato all’interno dello stesso furgone e di cui poi si sarebbe disfatto, quattro giorni dopo, sezionandolo e bruciando alcuni pezzi.

Per la difesa, la ricostruzione degli inquirenti è basata su mere ipotesi, ma la tesi accusatoria finora è stata condivisa sia dal giudice Sergio Tosi, firmatario dell’ordinanza di custodia cautelare, che dal Tribunale del Riesame. Adesso non resta che attendere come si pronuncerà la Corte di Cassazione in merito al ricorso presentato da Aportone sulla decisione con la quale i giudici della libertà avevano confermato la misura in carcere.

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