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Venerdì, 21 Gennaio 2022
Delitto di Copertino / Copertino

Omicidio dell’ex carabiniere: il presunto assassino resta in carcere

Il Tribunale del Riesame ha rigettato la richiesta di revoca della misura cautelare avanzata da Michele Aportone, il 70enne di San Donaci accusato di aver assassinato a colpi di fucile Silvano Nestola, la sera del 3 maggio a Copertino

LECCE - Rimane in carcere Michele Aportone, il 70enne di San Donaci accusato di aver assassinato a colpi di fucile Silvano Nestola, ex carabiniere di 45 anni, la sera del 3 maggio, mentre lasciava casa della sorella col figlio di undici anni, a Copertino.

Oggi, l’uomo ha provato a riprendersi la libertà davanti al Tribunale del Riesame, attraverso l’avvocata difensora Francesca Conte, ma stavolta, i giudici hanno deciso di convalidare la misura emessa una seconda volta dal giudice Sergio Tosi dopo il precedente annullamento scaturito da ragioni puramente tecniche.

Finito in carcere il 29 ottobre, su istanza dei pubblici ministeri Paola Guglielmi e Alberto Santacatterina, titolari dell’inchiesta che vede indagata per l’omicidio anche la moglie di Aportone, Rossella Manieri, di 62 anni, il 70enne aveva assaporato la libertà il 19 novembre, quando il collegio, composto dal presidente Carlo Cazzella e dai giudici Giovanni Gallo e Maria Pia Verderosa, aveva ritenuto che il provvedimento del gip fosse carente di un’autonoma valutazione rispetto a quanto riportato nella richiesta d’arresto. Ma, lo stesso giudice dopo qualche ora, attenendosi alle disposizioni dei colleghi, aveva emesso una nuova ordinanza e per Aportone si erano aperte di nuovo le porte del carcere di “Borgo San Nicola”.

Stando alle indagini, sarebbe stato lui ad ammazzare il militare in congedo, perché non accettava la relazione sentimentale intrapresa da questo con la figlia Elisabetta, di 36 anni, nella cui autovettura aveva piazzato un gps per controllare, insieme alla moglie, ogni suo spostamento.

Questo sentimento di odio, secondo la difensora, è privo di riscontri. Il fatto che la coppia monitorasse la figlia sarebbe dipeso esclusivamente dalla “sana” preoccupazione dovuta ad alcuni gravi problemi, oltretutto riscontrabili, avuti dalla stessa.

Sempre secondo l’avvocata Conte, inoltre, manca la prova diretta. Insomma, la ricostruzione di inquirenti e investigatori si fonderebbe solo su mere congetture. Ma non solo. La legale aveva provato a ottenere la revoca della misura, facendo leva sul ne bis in idem, principio secondo il quale l’indagato non può essere sottoposto a due iniziative cautelari in contemporanea, a meno che non emergano nuovi elementi.

Non sono stati dello stesso avviso, però, i giudici del Riesame.

Le motivazioni saranno depositate entro quarantacinque giorni.

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