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Giovedì, 19 Maggio 2022
Cronaca

Omicidio dell’ex direttore di banca, respinto l’abbreviato per i due imputati

Prima udienza oggi nel processo sulla morte di Giovanni Caramuscio, 69enne di Monteroni, freddato con due colpi di pistola la sera dello scorso 16 luglio, davanti a un istituto di credito, a Lequile

LECCE - Si è aperto questa mattina davanti alla Corte d’Assise di Lecce, il processo nei riguardi di Mecaj Paulin, 31enne albanese, e Andrea Capone, 28 anni, entrambi residenti a Lequile, accusati della rapina sfociata nell’omicidio di Giovanni Caramuscio, ex direttore di banca 69enne di Monteroni, avvenuto la sera dello scorso 16 luglio.

Gli imputati erano presenti in aula e attraverso gli avvocati difensori Luigi Rella, Raffaele De Carlo e Maria Cristina Brindisino, hanno avanzato richiesta di essere giudicati in abbreviato. Ma la Corte ha, come ha già fatto in recenti casi analoghi, ha respinto l’istanza, in base alla legge (la numero 33 del 12 aprile 2019) che vieta l’applicabilità del rito speciale per i delitti puniti con la pena dell'ergastolo, e già ritenuta legittima dalla Corte Costituzionale.

I legali avevano fatto presente al collegio giudicante, presieduto dal giudice Pietro Baffa (a latere, la collega Francesca Mariano e i giudici popolari) che i loro assistiti hanno reso dichiarazioni confessorie. Il primo era stato Capone, in seguito alla notifica del decreto di giudizio immediato: pur ammettendo l’intenzione di voler rapinare la vittima, aveva negato di essere a conoscenza del fatto che l’amico fosse armato.

Mecaj invece che finora aveva taciuto, attraverso l’avvocato Rella, oggi ha consegnato alla Corte una lettera scritta di suo pugno per chiedere perdono alla famiglia della vittima e che riportiamo integralmente in un altro articolo.

In aula, c’erano anche i familiari di Caramuscio, parti civili con l’avvocato Stefano Pati.

Il delitto avvenne proprio sotto gli occhi terrorizzati della moglie del malcapitato e fu ripreso dalle telecamere di sorveglianza di un istituto di credito, a Lequile, dove la coppia si era fermata per prelevare col bancomat. Attraverso i filmati, fu possibile ricostruire le sequenze dell’azione criminale e risalire ai due giovani.

Il processo sull'omicidio dell'ex bancario

Tutti i dettagli delle indagini svolte dai carabinieri sono stati forniti oggi dal maggiore Francesco Mandia e dal luogotenente Pantaleo Rizzo. Il primo ha ripercorso tutte le fasi degli accertamenti col supporto di circa trenta slide che riproponevano alcuni dei principali fotogrammi estrapolati dai video ripresi dagli “elettronici” nelle zona attenzionate.

Non solo. Lo stesso teste, come pure aveva osservato il pubblico ministero Alberto Santacatterina, titolare dell’inchiesta, ha ritenuto fondamentale all’identificazione dell’assassino anche il racconto di un testimone, un ragazzo di 15 anni, che vide un uomo recarsi in direzione di un pozzo con una busta e ritornare a mani vuote. Quella busta fu recuperata dai militari dell’Arma e conteneva alcuni degli indumenti corrispondenti a quelli utilizzati durante l’azione delittuosa, come riscontrato dai video esaminati.

Mecaj aprì per due volte il fuoco con una pistola contro il malcapitato, ferendolo a morte al torace, dopo la reazione avuta da questo nei riguardi del complice, individuato in Capone, colpito con un pugno.

I giudici hanno, inoltre, accolto la richiesta del pm di svolgere una perizia di trascrizione dei colloqui avuti dagli imputati in carcere, affidando a un esperto il compito di effettuarla entro trenta giorni. Tra questi, quattro riguardano Mecaj, sei Capone.

La prossima udienza si terrà il 3 maggio.

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