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Mercoledì, 17 Aprile 2024
Cronaca Castri di Lecce

Omicidio del falegname, rompe il silenzio la presunta regista della rapina: "Non entrai in casa"

Dopo l’arresto, Angela Martella si avvalse della facoltà di non rispondere. Oggi, davanti alla Corte d'Assise, ha reso la propria versione sul delitto avvenuto il 10 giugno del 2022 a Castri di Lecce

CASTRI DI LECCE - Ha rotto il silenzio per la prima volta una delle principali imputate nel processo per l’omicidio di Donato Montinaro, falegname in pensione di 76 anni, avvenuto la sera del 10 giugno del 2022, nella sua abitazione, in via Roma, a Castri di Lecce.

Indicata dagli inquirenti e dai tre complici come la regista della rapina sfociata nel sangue, Angela Martella, 59 anni, originaria di Gagliano del Capo ma residente a Salve, dopo l’arresto, si avvalse della facoltà di non rispondere, ma oggi ha parlato, negando di aver messo piede in quella casa.

Nell’aula bunker del carcere di Borgo San Nicola, dinanzi alla Corte d’Assise, composta dal presidente Pietro Baffa, dalla collega Elena Coppola e dai giudici popolari, la donna ha ammesso di aver accompagnato Patrizia Piccinni, 49enne residente ad Alessano, Emanuele Forte e Antonio Esposito, entrambi 40enni e residenti a Corsano, con la sua auto nei pressi di via Roma, ma di essere entrata solo, e in un secondo momento, nel garage del malcapitato, dove avrebbe trovato Piccinni intenta a rovistare alla ricerca di denaro.  

Sollecitata dalle domande della sostituta procuratrice Erika Masetti, Martella ha dunque reso la propria versione dei fatti, a partire dai rapporti avuti con l’anziano: ha spiegato di averlo conosciuto in risposta a un’offerta di lavoro come badante, alla quale avrebbe poi rinunciato in seguito alle avance sessuali ricevute dallo stesso, e di aver successivamente proposto a Piccinni il posto di lavoro, organizzando un incontro tra i due, un mese prima del delitto. Stando a Martella, inoltre, il pomeriggio del 10 giugno, fu proprio l’amica a contattare e organizzare un secondo appuntamento con la vittima, seppur utilizzando la sua utenza telefonica, finalizzato a impossessarsi dei risparmi custoditi tra le mura domestiche.

Insomma, la sua ricostruzione stride in più punti con quella di Piccinni (riportata in un precedente articolo), ma anche con quella di Forte ed Esposito.

La prima, per esempio, ha riferito che le fascette furono acquistate (non da lei) per compiere la rapina, mentre i due uomini di aver trovato tutto il materiale usato per immobilizzare il malcapitato sul posto. Anche questi sono stati ascoltati oggi ed entrambi hanno affermato innanzitutto che in quel periodo vivevano una condizione di profondo disagio e costante bisogno di soldi, legati alla dipendenza da sostanze stupefacenti; hanno inoltre confermato la circostanza già riferita da Piccinni, ossia di essere intervenuti solo per liberare quest’ultima dall’anziano che cercava di violentarla.

Solo su un aspetto sembrano essere tutti d’accordo: l’unico obiettivo era rapinare Montinaro, non ucciderlo.

Ed è questa la tesi che sosterranno gli avvocati difensori, Silvio Verri (per Martella), Luca Puce (per Esposito), David Alemanno (per Piccinni), Marco Maria Costantino (per Forte), nell’udienza del prossimo 7 maggio, dopo la requisitoria della sostituta Masetti prevista per il 16 aprile.

Attesa, invece, per il 4 giugno la sentenza.

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