Domenica, 1 Agosto 2021
Cronaca

Omicidio Frisenda, non convince la pista passionale. Forse un debito alla base del delitto

Non sembra convincere gli inquirenti la tesi della pista passionale, fornita dallo stesso Luigi Margari, nell'omicidio di Fabio Frisenda. Più probabile che all'origine ci sia un debito contratto da un parente della vittima con lo stesso 34enne. Nella vicenda, per evitare gravi conseguenze, si sarebbe intromesso Frisenda. Un’ingerenza che potrebbe aver pagato con la vita.

LECCE – C’è un filo sottile che sembra unire tutti gli omicidi avvenuti negli ultimi mesi nel Salento, quello della pista passionale. Dietro ogni delitto, anche quello più crudele ed eclatante, sembra nascondersi uno scenario di avance e approcci proibiti, di gelosie e vendette. Uno scenario da sud profondo, di passioni e delitti consumati sotto il sole, a lavare la vergogna dell’onore ferito. Una tesi sollevata, ça va sans dire, dall’autore dell’omicidio nella ricostruzione dei fatti dinanzi agli inquirenti.

Un assioma cui non è sfuggito neanche l’ultimo omicidio avvenuto nella penisola salentina, quello di Fabio Frisenda, il 33enne di Copertino assassinato venerdì scorso in via San Cosimo, una strada nelle campagne della cittadina di San Giuseppe. Un delitto che ha già un colpevole, quello di Luigi Margari, 34enne di Copertino, nome già notto alle cronache giudiziarie e alle forze dell’ordine. A Margari i carabinieri del comando provinciale, guidati dal colonnello Saverio Lombardi, comandante del Reparto operativo, e dal capitano Biagio Marro, a capo del Nucleo investigativo del comando provinciale dell'Arma (ufficiali con una lunga serie di casi risolti) sono giunti al termine di un’indagine tanto veloce quanto efficace.

Ieri sera il 34enne, braccato dalle forze dell’ordine, si è presentato ai carabinieri di Copertino. Nel lungo interrogatorio notturno Maragari ha spiegato che il delitto è maturato per motivi di natura passionale. Un rancore covato per due anni, dai giorni di degenza in ospedale, dopo essere stato gravemente ferito in un agguato. Approfittando dell’assenza del ferito, Frisenda avrebbe mosso delle avance nei confronti della convivente di Margari.

Una tesi che, però, non sembra convincere gli inquirenti. Quello di Margari è un nome e un volto assai conosciuto nella città di San Giuseppe, soprattutto per i modi violenti e la spregiudicatezza, oltre che per il background criminale. Difficile ipotizzare che uno come Margari potesse attendere due anni prima di consumare la propria vendetta. Più probabile, anche se saranno le indagini a stabilirlo, che a dare origine all’omicidio ci sia un debito contratto da un parente della vittima con lo stesso 34enne che avrebbe, con metodi piuttosto sbrigativi, chiesto la restituzione del denaro. Nella vicenda, per evitare gravi conseguenze, si sarebbe intromesso Fabio Frisenda. Un’ingerenza che potrebbe aver pagato con la vita.

La dinamica del delitto del resto, avvalorata anche dalle immagini delle telecamere di videosorveglianza, lascia supporre che quello tra vittima e assassino doveva essere un incontro chiarificatore, sfociato prima in un litigio e poi in un’esecuzione. Margari ha esploso due colpi di arma da fuoco: Frisenda è stato colpito da un solo proiettile (un secondo colpo è andato a vuoto) che lo ha centrato alla schiena ed è fuoriuscito dall’emitorace sinistro.

Quello di Margari, come detto, è un nome noto negli ambienti giudiziari. Ritenuto elemento di spicco della criminalità locale, il 34enne fu a sua volta gravemente ferito in un’altra sparatoria, quella avvenuta il 28 agosto del 2012 nei pressi del castello di Copertino, in cui fu raggiunto da cinque colpi di pistola. Per il tentato omicidio è già stato condannato in primo grado, a dieci anni di reclusione, Giuseppe Nicola Vangeli, 42enne di Copertino.

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