Domenica, 13 Giugno 2021
Cronaca

Omicidio Greco, chiesta la condanna per presunto mandante ed esecutore

Il pubblico ministero Elsa Valeria Mignone ha chiesto l'ergastolo per Marcello Padovano e la condanna a 28 anni per Nicola Greco

LECCE – Ergastolo per Marcello Padovano, alias “brioscia” (assistito dall’avvocato Gabriele Valentini), ritenuto uno dei presunti mandanti del delitto; e condanna a 28 anni di reclusione (con le attenuanti generiche equivalenti sulle aggravanti) per Nicola Greco, il 44enne accusato di essere uno degli esecutori dell’omicidio. Sono queste le richieste del pubblico ministero Elsa Valeria Mignone dinanzi ai giudici della Corte d’Assise di Lecce, nel processo per l'omicidio di Carmine Greco, commesso il lontano 13 agosto del 1990. L’accusa ha sottolineato l’atteggiamento collaborativo dimostrato da Greco prima dell’inizio del dibattimento. La sentenza è prevista per il prossimo 6 luglio.

Greco, assistito dagli avvocati Ladislao Massari e Mario Coppola, ha già dichiarato in un memoriale consegnato agli inquirenti e in alcune dichiarazioni spontanee rilasciate in una precedente udienza, di aver “semplicemente” accompagnato sul luogo del delitto Carmelo Mendolia, convinto che dovesse solo dare una lezione a Carmine Greco. Il 44enne avrebbe dovuto solo accompagnare Mendolia a casa del suo omonimo. Il killer, però, avrebbe estratto la pistola e iniziato a sparare più volte.

Nel corso dell'udienza odierna è stato sentito in videoconferenza, dalla casa circondariale in cui è detenuto, Rosario Padovano, già condannato all'ergastolo come mandante del delitto di Greco nell'ambito dell'inchiesta sull'omicidio di Salvatore Padovano (alias Nino bomba, fratello di Rosario e storico boss della Scu). Padovano, dopo aver accusato dell’omicidio due persone decedute (che in base ai riscontri eseguiti non potevano aver commesso il delitto), ha affermato che a uccidere Carmine Greco sono stati Nico Greco e Carmelo Mendolia. Un’accusa, quella del boss a capo dell’omonimo clan, che ha sorpreso un po’ tutti i presenti in aula, al di fuori delle logiche criminali. “Bisogna ricercare la verità – ha detto Padovano in maniera sibillina – tra le mie verità”.

E’ stato lo stesso Mendolia, siciliano, oggi collaboratore di giustizia a svelare il mistero di quel delitto. “Raggiunsi l’abitazione di Greco a bordo di una Fiat Uno – ha raccontato il con lucida e spietata freddezza –, con un altro ragazzo. Dopo aver attirato la sua attenzione gli sparammo diversi colpi. Tutto avvenne a poca distanza dalla moglie e dal figlio della vittima”. Rosario Padovano è stato

Un delitto, quello di Greco, avvenuto nell'ambito della gestione del traffico di sostanze stupefacenti. Greco, avrebbe “spacciato ingenti quantitativi di droga sul territorio di Gallipoli da “cane sciolto”, senza rendere conto della sua attività all'organizzazione”. Le indagini sull'omicidio, a distanza di quasi un quarto di secolo, sono state condotte dai carabinieri della sezione di polizia giudiziaria della Procura di Lecce (al comando del tenente colonnello Antonio Massaro). Nei loro confronti è stata eseguita un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Vincenzo Brancato su richiesta del sostituto procuratore Elsa Valeria Mignone. Un'inchiesta lunga e complessa, che a distanza di tanti anni ha ricostruito, tassello dopo tassello, contesto e modalità dell'omicidio, avvalorando o confutando le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia: Marco Barba, Franco Ventura, Simone Caforio e Giorgio Manis. 

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