Omicidio, l'incidente probatorio: Rosalba Barba conferma le accuse al padre

La giovane donna ha ribadito agli inquirenti che è stato Marco Barba a uccidere l'uomo ritrovato in un bidone a Gallipoli

LECCE – Circa trenta minuti per confermare, nell’aula bunker di Borgo San Nicola, le accuse nei confronti del padre. Si è concluso poco prima delle 13, l’incidente probatorio chiesto dalla Dda di Lecce per acquisire in forma probatoria le dichiarazioni di Rosalba Barba, figlia di Marco, alias “Tannatu”, 43enne di Gallipoli.

La giovane donna, assistita dall’avvocato Amilcare Tana, ha confermato, come già fatto in parte ai carabinieri e al pubblico ministero Alessio Coccioli, che è il padre l’autore dell’omicidio dell’uomo ritrovato in un bidone di metallo a Gallipoli la notte del 30 gennaio, all’interno di una pineta nei pressi di via Mahatma Ghandi. Un corpo che, con ogni probabilità, appartiene a Khalid Lagraidi, il 41enne di origine marocchina residente a Lecce, di cui si sono perse le tracce il 23 giugno scorso. Di fronte allo sguardo del genitore, Rosalba Barba (accusata di concorso in occultamento di cadavere) non ha tentennato, confermando con precisone e dovizia di particolari le accuse, rispondendo anche alle domande del legale del padre, l’avvocato Faenza Speranza, e del pubblico ministero.

BARBA MARCO.-5Nelle scorse settimane Marco Barba è stato interrogato, alla presenza del suo legale, dal sostituto procuratore della Dda Alessio Coccioli, che coordina le indagini condotte dai carabinieri del Nucleo investigativo e dai colleghi di Gallipoli, che stanno cercando di fare luce su un giallo dai contorni tanto oscuri quanto misteriosi. E’ stata sua figlia Rosalba a presentarsi in caserma dai carabinieri a Gallipoli e a condurli sul luogo dove è stato trovato il cadavere.

L’autopsia, eseguita dal medico legale Roberto Vaglio, ha stabilito che a uccidere la vittima sono stati numerosi colpi inferti, con un oggetto contundente, al capo. Forse un bastone, una spranga o un masso, che hanno provocato lesioni mortali nella zona frontale e parietale. Il corpo, oltre a presentare lesioni compatibili con l’immersione nell’acido, che ha parzialmente distrutto tessuti e tratti somatici, era in evidente stato di decomposizione.

Un giallo che ruota inevitabilmente intorno alla figura della famiglia Barba, un nome che ha segnato la storia criminale della “città bella”, con un rimpallo di accuse tra padre e figlia. Un delitto su cui gli inquirenti vogliono al più presto fare luce, stabilendo innanzitutto il movente.

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