Omicidio Manca, uno dei testimoni ritratta le accuse nei confronti di Marchello

In un esposto inviato in Procura racconta di aver dichiarato il falso in merito ad alcune minacce ricevute, in particolare di fare la stessa fine del ragazzo ammazzato

LECCE – C’è un nuovo giallo legato all’omicidio di Gabriele Manca, 20enne di Lizzanello, assassinato il 17 marzo del 1999. Una delle persone sentite nel corso delle indagini ha ritrattato le accuse nei confronti di uno dei tre arrestati per il delitto: Omar Marchello, 39enne di Lizzanello. Con lui sono finiti in carcere Carmine Mazzotta, 44enne leccese; e Giuseppino Mero, 53enne di Cavallino. In un esposto inviato al procuratore aggiunto Guglielmo Cataldi, l’uomo spiega di aver dichiarato il falso quando è stato sentito nel febbraio del 2015, alla presenza del suo avvocato, come indagato in un altro procedimento.

In particolare riferì di aver assistito a un’aggressione compiuta da Marchello e altre due persone nei confronti di un uomo per questioni legate al rifornimento di droga. Mentre i tre si allontanavano, raccontò il teste al pm, Marchello lo minacciò dicendo: “E tie non ha istu nienti, se no te fazzu fare la fine ca n’aggiu fattu fare allu Gabriel Manca, mangiato te li cani intru alle campagne”. Oggi, a distanza di quasi tre anni da quella dichiarazione, ha ritrattato tutto, spiegando di aver reso false dichiarazioni. Marchello, secondo la nuova versione dei fatti, non avrebbe mai riferito quella frase e lui non avrebbe mai assistito al pestaggio. Le accuse sarebbero state rivolte per antipatia nei confronti del 39enne. Un’auto accusa su cui saranno gli inquirenti a dover fare chiarezza, per stabilire se abbia mentito nel 2015 o se stia mentendo adesso e per quale motivo.

Il corpo di Manca fu ritrovato il 5 aprile, il giorno di Pasquetta, accanto a un muretto a secco sulla strada tra Lizzanello e Merine. Gabriele era stato assassinato a colpi di pistola, una Tokarev semi-automatica calibro 7,62, che lo avevano raggiunto al braccio e al gluteo destro, e al torace. Era stato colpito alle spalle, mentre cercava una inutile quanto disperata fuga. Secondo l’ipotesi accusatoria fu Mero a condurre la vittima in Contrada “Le Campore”, il pomeriggio del 17 marzo 1999, con la scusa di un chiarimento con Omar Marchello. Ad attenderlo, con quest’ultimo, vi era Carmine Mazzotta. Manca provò a fuggire ma fu colpito da Mazzotta e si accasciò al suolo, morendo poco dopo.

Sono state le dichiarazioni di due collaboratori di giustizia, Alessandro Verardi e Alessandro Saponaro, a squarciare il velo di mistero e oblio che copriva l’omicidio di Merine. Entrambi hanno fornito la stessa versione dei fatti, fornendo inoltre riscontro a varie testimonianze (e persino una lettera anonima inviata al padre del ragazzo assassinato), dopo aver appreso dell’omicidio da uno dei presunti autori. Un delitto maturato per il contrasto legato allo spaccio di sostanze stupefacenti sulla “piazza” di Lizzanello. Contrasti che avevano portato Manca a scontarsi con un altro dei presunti autori dell’omicidio, Omar Marchello, referente per quella zona del gruppo cui apparteneva. Il 20enne non solo aveva spacciato senza autorizzazione nella zona controllata da Marchello, ma aveva cacciato in malo modo suo cugino dopo averlo sorpreso a cedere dell’eroina in un locale. Marchello aveva affrontato il suo rivale il 13 gennaio del 1997, colpendolo con uno schiaffo, ricevendo una coltellata al viso che lo aveva costretto a ricorrere alle cure mediche. Inoltre, durante un tentativo di conciliazione, il 20enne aveva colpito con violenza alle gambe Marchello con una stecca da biliardo. Manca era stato denunciato e da allora non perdeva occasione per definire Marchello un “infame”, mostrando gli atti del processo che sarebbe dovuto iniziare alcuni giorni dopo la sua morte.

Accuse e comportamenti che nella spietata logica criminale potevano essere cancellati solo col sangue. Fu il terzo uomo arrestato, Giuseppino Mero, 53enne di Cavallino, a condurre la vittima in Contrada “Le Campore” il pomeriggio del 17 marzo 1999 con la scusa di un chiarimento con Omar Marchello. Ad attenderlo, con quest’ultimo, vi era Carmine Mazzotta. Manca provò a fuggire ma fu colpito da Mazzotta e si accasciò al suolo, morendo poco dopo. Pagò con la vita la sua “ribellione” e il non volersi piegare alle leggi del clan.

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