Lunedì, 27 Settembre 2021
Cronaca Melpignano

Omicidio Melpignano. Blasi: "Eravamo solo io e Antonio"

Davanti al gip Ercole Aprile l'imputato numero uno si difende: "Ho reagito perché aggredito con una pietra". E intanto esclude il coinvolgimento degli altri tre parenti indagati per favoreggiamento

Pasquale Luigi Blasi, il meccanico 53enne di Melpignano, rimane in carcere. Il gip del tribunale di Lecce, Ercole Aprile, ha confermato la misura della custodia cautelare, non convalidando il fermo, avallando tale provvedimento sulla base dell'insussistenza del pericolo di fuga di Pasquale, della sua fedina penale immacolata e sull'impossibilità di inquinare le prove, poichè gli oggetti utilizzati nell'agguato sono stati rimossi. Il codice penale, prevede, in tal caso la possibilità di ricorrere al Tribunale del Riesame entro dieci giorni per allegerire il provvedimento disposto con gli arresti domiciliari.

E'quanto emerso dall'interrogatorio durato circa un'ora svoltosi in mattinata nel carcere di Borgo San Nicola davanti al giudice per le indagini preliminari Ercole Aprile. Pasquale Blasi ha confermato la confessione fatta davanti ai carabinieri della compagnia di Maglie, la mattina del 24 dicembre, quando decise di costituirsi, con la pesante accusa di omicidio volontario aggravato. Il meccanico, nell'interrogatorio, ha ammesso le proprie responsabilità, dichiarando, però, di aver fatto partire un colpo di fucile per legittima difesa. Il 53enne, assistito dagli avvocati Oronzo Carrozzini e Salvatore Abate, ha raccontato di aver avuto una violenta colluttazione con il nipote antecedente all'efferato omicidio. Antonio si sarebbe avvicinato con un grosso masso in mano e solo a quel punto Pasquale ha impugnato il fucile, tra l'altro risultato rubato a Cutrofiano il 14 ottobre del 2001. Dopo aver ferito al braccio sinistro il nipote con un colpo ben assestato, il meccanico ha smaciullato il viso di Antonio con una sequela di colpi sferrati con il calcio del fucile.


Pasquale, davanti al gip, ha escluso il coinvolgimento di suoi tre parenti, due figli e il cognato, nell'organizzazione dell'imboscata, indagati con l'accusa di favoreggiamento. Il gip Ercole Aprile, su sollecito dei legali, Carrozzini e Abate, ha raccolto un cospicuo materiale sulle "servitù di passaggio", con denunce, querele, minacce, ingiurie formulate dai parenti nei confronti di Pasquale Blasi e che, secondo gli avvocati, avrebbero avuto un ruolo non secondario sul compimento dell'omicidio.

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